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Garda Events

Garda Events (71)

Gli eventi dedicati all’arte, alla cultura, al life style, all’ enogastronomia e al territorio che Radio Garda Fm, con una cronaca dettagliata dei fatti, ha scelto di seguire per Voi. La Prima Radio del Lago di Garda… è sempre in prima fila.

Tuesday, 16 February 2016 11:46

THE BEST OF BROADWAY IN SCENA AL TEATRO RISTORI

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Nella serata di giovedì 11 febbraio, per la rassegna Verona Jazz Winter 2016, sul palco del Teatro Ristori di Verona, è andata in scena un estratto della ricca produzione musicale della favolosa Broadway.

Interpreti dell’originale kermesse, la soprano Madelyn Renée e il baritono Stephonne Smith accompagnati da un quartetto di d'eccezione: Enrico Pesce al pianoforte, Cristiano Tibaldi al sax, clarinetto e tromba, Enrico Ciampini al contrabbasso e Alberto Parone alla batteria.

"My Favorite Things" il brano di Richard Rodgers da “The sound of Music”, in Italia più conosciuto come “Le cose che piacciono a me” ,nella versione cinematografica cantata/doppiata da Tina Centi di “Tutti insieme appassionatamente”, è stato scelto dal duo vocale per l’apertura della serata. 

Una Renée più rilassata ha dato vita subito al brano, mentre Smith ha impiegato un po’di più ad entrare nel clima della serata. Interessante e apprezzato l’incipit letto ad ogni inizio pezzo dalla soprano, con un riassunto le vicende legate ai brani interpretati.   

Il secondo e il terzo brano sono stati dedicati a Jerome Kern, "Ol’ Man River", cantato dal solo Smith e "Can’t Help Lovin’ Dat Man", da Renée entrambi tratti da “Showboat”. La voce profonda del baritono e la musica hanno subito riportato l’immaginario alla navigazione sul fiume Mississippi della showboat Cotton Blossom, realmente esistita, da cui è poi stata tratta la vicenda narrata appunto nel musical omonimo. 

"Oh What a Beautiful Mornin’" e "People Will Say We’re in Love" di Richard Rodgers, brani tratti da “Oklahoma!”, hanno trasportato il pubblico in un viaggio ideale nelle praterie americane con il classico triangolo amoroso del “buon”, “del cattivo” e della “ragazza al buono”. A seguire "So in love" di Cole Porter, brano tratto dalla spumeggiante commedia musicale “Kiss Me, Kate”.

La prima parte dello spettacolo è stata chiusa con "Anything You Can Do" di Irving Berlin da “Annie Get Your Gun”. Piacevole e riuscita interpretazione della coppia che ha giocato sulla recitazione dei rispettivi ruoli, creando un’atmosfera divertente, strappando sorrisi per un duello tutto a suon di note.

Poi a seguire "Some Enchanted Evening" e "A Cocheyed Optimist" di Richard Rodgers, tratti da “South Pacific”, un musical basato su una storia di pregiudizi più attuale che mai, e "I Could Have Danced All Night" di Frederick Loewe, tratto da “My Fair Lady”.

Un omaggio anche a Billy Strayhorn, spalla di Duke Ellington, con "Take the train", tratto da “Sophisticated Ladies”, "If I Loved You" di Richard Rodgers, da “Carousel” e la bellissima "Tonight" di Leonard Bernstein da “West Side Story”, hanno chiuso questa serata che ha fatto respirare un po’ di aria di Broadway al pubblico presente.

Una bella iniziativa, che conferma l’impegno dell’organizzazione del Teatro Ristori a proporre una ventata di originalità tra il jazz e la lirica.

Il 30 gennaio 2016 al Teatro Ristori di Verona ha preso il via la stagione invernale del celebre Verona Jazz, che durante il periodo estivo accoglie, nei meravigliosi palcoscenici all'aperto di Verona, le grandi star del jazz mondiale.

Il cartellone di Verona Jazz Winter Festival, nato da una collaborazione tra Fondazione Cariverona - Teatro Ristori e il Comune di Verona, ha visto una entree d'eccezione con il pianista Vijay Iyer definito nel 2010, da Franco Fayenz sul Sole-24Ore, "il miglior pianista jazz non ancora quarantenne".

Il concerto solo piano, forse non ha saputo creare a pieno quella commistione di sensazioni e percezioni che il pubblico del teatro ristori si sarebbe aspettato. L'esecuzione da manuale ha strappato applausi, senza trasmettere però quell'impeto che la musica jazz sa dare.

Le emozioni rarefatte, quasi che l'esecuzione fosse destinata a pochi tecnicisti e non invece veicolata ad un pubblico attento alla musica e al genere.

Nella corposa attività concertistica di Vijay Iyer il solo piano ha visto l'incisione di un unico disco, pubblicato nel 2010 dalla ACT, e dal titolo "Solo".

Vijay Iyer ha eseguito brani di cui è autore e alcuni dei suoi "ideali maestri" come Thelonius Monk, Duke Ellington,Andrew Hill, Randy Weston.

Sette sono le note infiniti i modi per utilizzarle, forse al pianoforte di Vijay Iyer manca ancora l’ottava nota?

Come sempre ineccepibile l’organizzazione del Teatro Ristori

Scaletta

-WORK (Thelonious Monk)

-LIBRA (Vijay Iyer)

-SPELLBOUND & SACROSANT…(Vijay Iyer)

-SIETE OCHO (Andrew Hill)

-GOLDEN SUNSET (Andrew Hill)

-SMOKESTACK (Andrew Hill)

-ACCUMULATED GESTURES (Vijay Iyer)

-SUITE FOR TRAYVON (I) SLIMM (Vijay Iyer)

-SUITE FOR TRAYVON (II) FALLACIES (Vijay Iyer)

-SUITE FOR TRAYVON (III) ADAGIO (Vijay Iyer)

-ONE FOR BLOUNT (Vijay Iyer)

-REMEMBRANCE (Vijay Iyer)

 

 

 

 

 

Domenica pomeriggio la Fondazione Arena in collaborazione con Opera Futura e i Solisti dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano, hanno presentato un eccezionale allestimento per La Cenerentola, il melodramma giocoso in due atti di Gioachino Rossini.

La regia e le luci, che portano la firma di Paolo Panizza, le scene di Franco Armieri e i costumi di Valerio Maggioni hanno saputo ricreare un’atmosfera fiabesca, quasi onirica in sospeso tra Marie Antoinette e il Surrealismo.

 

Infatti questo allestimento, nato per il Pafos Aphrodite Festival 2015, cerca di riproporre la favola immortale nella sua versione più pura e fiabesca. “Mi sono lasciato andare più all’aspetto favolistico e alle mille geniali e divertenti sfumature della musica rossiniana che non alla satira sociale o al buonismo religioso – spiega il regista Paolo Panizza – con l’intento di regalare due ore davvero spensierate e divertenti. Lasciamo la parola alla musica e al canto per sognare e togliamola a chi la usa per seminare odio e discriminazione. Se l’Uomo è stato in grado di scrivere capolavori come questo, veri e propri inni alla gioia e alla vita, non dobbiamo perdere la speranza, ma ritrovare e coltivare quell’Uomo fatto di Arte, Musica e Cultura”.

 

Infatti sono state realmente due ore di puro divertimento anche grazie alle sorprendenti interpretazioni del cast che vede tra i protagonisti i solisti dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano diretti dal Maestro Sebastiano Rolli.

Aya Wakizono nel ruolo di Angelina-Cenerentola che ha saputo trasmettere la purezza che caratterizzano questo personaggio; nel ruolo di Don Ramiro il principe, per la Prima si è esibito Pietro Adaini, mentre il 2 febbraio sarà in scena Giovanni Sebastiano Sala.

 

Nel ruolo di Dandini, il servo che si traveste da principe, si può godere della brillante interpretazione di Modestas Sedlevičius mentre ad interpretare Don Magnifico il patrigno, una delle figure più comiche di questo melodramma, è Giovanni Romeo con Cecilia Lee eChiara Tirotta vestono i panni delle sorellastre Clorinda e Tisbe, queste caratterizzate da un forte senso della comicità.

 

Infine Simon Lim interpreta Alidoro, il maestro del principe nonché colui che sostituisce la figura della fata, una sorta di angelo dalla grande profondità morale.

 

Apprezzabile il lavoro svolto dal coreografo Lino Villa e dal corpo di ballo dell’Arena di Verona che hanno saputo rendere dinamiche alcune scene che altrimenti sarebbero risultate statiche,

Un allestimento che vale la pena di vedere per l’abilità registica che ha saputo esprimere Paolo Panizza, che riesce a far sognare anche chi non è più un bambino.

 

 

Dramma giocoso in due atti di Gioachino Rossini

Libretto di Jacopo Ferretti

        Direttore d’orchestra Sebastiano Rolli

        Regia e luci Paolo Panizza

        Scene Franco Armieri

        Costumi Valerio Maggioni

        Coreografia Lino Villa

        Maestro del Coro Vito Lombardi

        Direttore del Corpo di Ballo Renato Zanella

        Direttore allestimenti scenici Giuseppe De Filippi Venezia

        Allestimento della Fondazione Arena di Verona in collaborazione con Opera Futura

        ORCHESTRA, CORO, CORPO DI BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA

         

        * Solisti dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano

        DON RAMIRO, PRINCIPE DI SALERNO Pietro Adaini (31/1 - 4, 7/2)Giovanni Sebastiano Sala (2/2)*

        DANDINI, SUO CAMERIERE Modestas Sedlevicius*

        DON MAGNIFICO, BARONE DI MONTE FIASCONE Giovanni Romeo*

        CLORINDA Cecilia Lee*

        TISBE Chiara Tirotta*

        ANGELINA, CENERENTOLA Aya Wakizono*

        ALIDORO, FILOSOFO, MAESTRO DI DON RAMIRO Simon Lim

         

Repliche: martedì 2 febbraio ore 19.00, giovedì 4 febbraio ore 20.30 e domenica 7 febbraio ore 15.30.

Grande affluenza per la prima conferenza del ciclo “Agsm incontra” che ha ospitato l’economista e politologo Edward Luttwak,esperto di politica internazionale e consulente strategico del Governo americano, chiamato a discutere sul tema “Economia e conflitto” le politiche economiche europee ed italiane in prospettiva internazionale, l’ISIS e il problematico rapporto tra Islam ed Occidente.

L’incontro, moderato dal direttore di Telenuovo Mario Zwirner, è stato introdotto dalla presentazione di Giuseppe Stoppato, presidente di Agsm Energia, e Giampietro Cigolini, direttore generale del gruppo Agsm, i quali hanno rappresentato l’impegno dell’azienda non solo nella distribuzione di energia, ma anche nella diffusione di cultura e informazione nella città.

A questo scopo l’approfondimento di Luttwak, il quale ha esposto con chiarezza di pensiero e di linguaggio i problemi principali che riguardano l’economia dei paesi Occidentali, sempre più “globale” e per questo sempre più articolata e complessa nelle dinamiche che la muovono.

La riflessione di Luttwak parte dalla constatazione di una grave battuta d’arresto nell’economia dei paesi membri dell’Unione Europea, osservando come ciò non coinvolga quei paesi geograficamente europei ma con una propria indipendenza economica e monetaria, come ad esempio l’Inghilterra. Luttwak attribuisce la responsabilità di questo “blocco” produttivo alla cavillosa e dispersiva organizzazione centrale governativa dell’Europa, la quale impone leggi e restrizioni che soffocano l’iniziativa dei singoli Stati e ne impediscono la crescita.

L’eccessiva “burocratizzazione” economica demanda quindi ogni decisione a Bruxelles, sede della UE, troppo lontana dalle realtà locali, con l’effetto di “ingabbiare” lo spirito capitalista dei paesi Occidentali, annichilito da una “stagnazione secolare”, ossia un esaurimento di idee e creatività conseguente al lungo periodo di pace ed equilibrio tra i paesi sviluppati.

Luttwak affronta poi la questione terrorismo, ritenuta particolarmente importante alla luce degli ultimi eventi in Francia, Turchia ed Egitto ma, secondo il politologo, sopravvalutata a causa dell’amplificazione mediatica. La vera ripercussione degli attentati non si vede dal numero di vittime causate, ma dal crollo delle presenze turistiche nelle città o negli stati colpiti, che perdono una fondamentale fonte di ricchezza e sostentamento. 

Allo stesso modo l’attenzione andrebbe focalizzata non sui piccoli gruppi terroristici che attirano i mass media, ma sulla penetrazione in territori occidentali di rappresentanti della cultura islamica moderata, in grado di spostare e dirigere le opinioni degli immigrati di religione musulmana, senza dimenticare che una grande percentuale di essi sono veri e propri “profughi” dallo Stato Islamico e dall’Islam stesso e non musulmani alla ricerca di legittimizzazione.

Secondo Luttwak, sebbene la politica migratoria italiana sia poco controllata e confusionaria, nel bilancio generale l’Italia sembra essersi ben difesa e abbia saputo meglio di altri gestire l’emergenza terroristica grazie all’esperienza maturata negli anni di piombo con le Brigate Rosse, a differenza della Francia che non ha ancora saputo sviluppare un modus operandi efficace non solo nell’individuazione e nella schedazione, ma anche nell’immediato arresto e processo dei terroristi.

 

Numerosi gli argomenti toccati e le curiosità espresse dal pubblico nel dibattito finale, in una conferenza che ha avuto il pregio di convocare un ospite illustre ed approfondire temi d’attualità molto vasti e controversi in modo chiaro e mirato, lasciando all’auditorio molti spunti di riflessione su ciò che sta accadendo in Italia e nel mondo, sulle strategie politiche ed economiche vincenti, sui conflitti tra culture e religioni diverse.

Il teatro Fonderia aperta a Verona è un riuscitissimo esempio di recupero e riuso architettonico che ha trasformato la fonderia didattica di un tempo nella fucina di arte che oggi accoglie le più diverse forme di espressione.

Con lo spettacolo Musica e racconti del cinema italiano si è aperta la rassegna Vince Tempera e i suoi amici, un ciclo di serate organizzato dall’associazione ReLOVEution per rivivere alcuni capitoli della cultura italiana attraverso il racconto del celebre compositore.

Tempera ha aperto e chiuso la narrazione con La Strada di Fellini, metà anni '50, perché nel Vince bambino di allora, catturato dalle musiche di Nino Rota, riconosce la nascita del suo sogno: scrivere le musiche per i film. La presa di coscienza di questa aspirazione lo motiverà nello studio e sarà il germe di una carriera lunga l'arco di una vita.

156 posti a sedere e nessuna barriera con il palcoscenico: la scena è intima e adatta al format ideato da Vince Tempera con gli attori Roberto Totola e Marina Furlani, in cui il filo narrativo si snoda colloquiale e infila le perle della storia del cinema, alternandone le colonne sonore, eseguite al pianoforte, con la recitazione dal vivo delle scene più memorabili.

Una dopo l'altra hanno ripreso vita la suspense e l’ironia di Metti una sera a cena, la tensione di Profondo rosso, la drammaticità de Il postino, Malafemmena, Anonimo veneziano, e poi ancora i capolavori di Nino Rota per Il padrino e Giulietta e Romeo, senza dimenticare Giù la testa (regia di Sergio Leone, musiche di Ennio Morricone) e pezzi più curiosi del cinema italiano come La ballata di Fantozzi (“Barba e Bidet”…) firmata da Vince Tempera e cantata dallo stesso Paolo Villaggio.

Un film è un'opera completa e la colonna sonora ne è parte integrante: lo colora, lo caratterizza, lo rende indimenticabile. A pensarci, nemmeno il cinema muto lo fu mai per davvero. Fin dalle origini, prima ancora dell'avvento dei dialoghi, era previsto un accompagnamento musicale. Tutto questo, il Maestro lo sintetizza così: "In un film, la musica dice ciò che non si dice e mostra ciò che non si vede".

Il prossimo appuntamento con Vince Tempera vedrà la partecipazione di Flaco Biondini in un concerto in acustico del repertorio di Francesco Guccini.

Nella prestigiosa cornice del Due Torri Hotel di Verona si è aperta la rassegna JAZZ&More condotta in collaborazione con lo storico Circolo Jazz di Verona, con il Dario Carnovale Trio.

Il Trio composto da Dario Carnovale al pianoforte, Luca Colussi alla batteria e Lorenzo Conte al contrabbasso ha condotto il pubblico presente in un viaggio in crescendo, con un repertorio jazz standard sapientemente arricchito da variazioni e assoli unici.

L'esecuzione del terzo brano dedicato, dallo stesso Dario Carnovale a Marco Simoncelli, il grande pilota scomparso all’età di ventiquattro anni durante il Gran Premio di Malesia, dal titolo “58”, come il suo numero in gara, ha creato un’atmosfera di pathos nella platea.

La capacità di incanalare l'espressione di un sentimento o di un'idea in una composizione non è da tutti e Dario Carnovale, pianista, compositore e arrangiatore, è considerato "una delle più belle realtà del jazz made in Italy".

Fra gli obiettivi di JAZZ&More ci sono "fare musica di qualità" e "creare un punto di incontro sia musicale che umano dove ciascuno partecipa per dare atto all'evento" ed il Dario Carnovale Trio ha dato piena espressione di tutto ciò.

Anfitrione della serata Silvano Dalla Valentina, ideatore con Fabrizio Gaudino, del progetto JAZZ&More, il quale nel presentare la serata ha ricordato anche l'intento sociale della Rassegna con i Complementi d'arredo Solidali di Azzalea Home.

Una serata riuscita grazie alla complicità di una location perfetta per il jazz di qualità

 

  

La sera del Primo gennaio, al Teatro Nuovo di Verona, è andato in scena il balletto più famoso del mondo: Il Lago dei Cigni. Un appuntamento che in molti aspettavano per iniziare l’anno in un’atmosfera magica.

Il teatro gremiva di persone di tutte le età, da chi ricordava le vecchie rappresentazioni a chi, con occhi sognanti, non vedeva l’ora di ammirare i volteggi dei ballerini della compagnia del Ballet of Moscow. Il Balletto di Mosca “New Classical Ballet” è una giovane Compagnia privata di balletto russo fondata all’inizio del 2001 a Mosca con lo scopo di sviluppare la grande tradizione del balletto classico russo, ma anche ricercare nuove forme coreografiche.

Molti giovani e bambini sia in platea che sui palchetti e in galleria, alcuni incantati e attenti dall’inizio alla fine altri invece, molto meno predisposti, hanno poi ceduto alle braccia di Morfeo e si sono lasciati cullare dalle note di P. I. Tchaikowsky.

La romantica trama racconta la storia della principessa Odette, vittima del sortilegio del perfido mago Rothbart a cui la principessa aveva negato il suo amore, che la costringe a trascorrere le ore del giorno sotto le sembianze di un cigno bianco. La maledizione potrà essere sconfitta soltanto da un giuramento di vero amore quello che nascerà tra lei e il principe Sigfried, interpretato dal Svetlitsan Evgenii. Solista principale del Teatrodell’Opera di Lviv, Evgenii inizia gli studi all’età di 5 anni presso l’Accademia Statale di Danza per poi laurearsi a pieni voti pressi l’Accademia Statale di Ballo di Lviv nel 1998. Da quel momento la sua carriera inizia a collezionare premi e riconoscimenti fino ad arrivare nel 2015 come solista del Ballet of Moscow.

La delicatezza, la regalità e la bontà che caratterizzano Odette, sono state ben interpretate da Olga Kifiak, solista principale del Teatro di Stato di Kiev e dal 2015 solista del Ballet of Moscow, in perfetta contrapposizione con la figura di Odile, la sosia di Odette figlia del perfido mago. Ammaliatrice e ingannatrice quest’ultima ha primeggiato nel III atto attraverso virtuosismi di danza che, anche previsti dalla coreografia, sono stati ben eseguiti e apprezzati dal pubblico.

Molti applausi hanno ricevuto anche il perfido mago Rothbart e il giullare di corte pur essendo due figure secondarie, hanno saputo coniugare fisicità e virtuosismi dando ad ogni personaggio il giusto carattere, unico modo per poter trasportare lo spettatore all’interno della storia.

Gli applausi finali hanno giustamente premiato i ballerini che si sono resi portavoce di una tradizione, quella del balletto che la compagnia del Ballet of Moskow cerca di far conoscere e che considera al giorno d’oggi “un veicolo per diffondere il vero senso di umanesimo e di bellezza, mostrando nobili azioni morali che arricchiscono spiritualmente le persone”.

Cast                                          

Musiche di:  P.I. Tchaikovsky

Coreografie: M. Petipa

Solisti principali: Svetlitsa EvgeniiOlga Kifiak

Ballet of Moscow

Da sabato 14 novembre è disponibile al pubblico il rinnovato Museo degli affreschi Cavalcaselle alla Tomba di Giulietta, con un nuovo percorso espositivo che accompagna il visitatore lungo l’evoluzione pittorica parietale veronese dall’anno 1000 fino al XVI secolo.

Questa nuova apertura segue una attività di restauro e ricollocazione degli affreschi, staccati dal luogo di ritrovamento tra la fine dell’800 e la fine del 1960, e adesso accuratamente ordinati all’interno delle sale museali, rispettando la posizione realmente occupata nella sede originaria.

L’attenzione riservata a questo lavoro si può rilevare per il ciclo affrescato della grotta di S. Nazaro: la collocazione di ciascun lacerto vuole ricreare l’aspetto col quale anticamente il sacello si presentava al fedele, in una meticolosa ricomposizione effettuata grazie agli studi in collaborazione con l’Università degli Studi di Verona.

Nella sala successiva sono esposti i sottoarchi affrescati da Altichiero di Zevio su commissione di Cansignorio della Scala nel 1375, per fregiare il palazzo signorile nell’attuale Piazza Dante. In questo caso  è stata utilizzato un sistema di sospensione dei sottoarchi, un posizionamento che permette non solo al visitatore di apprezzare al meglio i ritratti dipinti degli Imperatori romani, ma anche di fornire una prospettiva realistica di come il porticato esterno apparisse agli occhi di chi guardava.

Numerosi anche gli affreschi di esponenti delle botteghe pittoriche veronesi provenienti dalle chiese di S. Eufemia e  Santa Felicita,  botteghe influenzate dallo stile di Giotto nel XIV secolo, i cui esponenti principali furono il Primo e Secondo Maestro di Zevio, il lombardo Turone di Maxio, o il Maestro del Redentore.

Seguendo un preciso ordine cronologico è possibile ammirare le opere del XVI secolo, come un grandioso Battesimo di Cristo di Francesco di Morone, proveniente dalla chiesa di S. Nazario e Celso e databile al 1517, che occupa un’intera parete della sala museale, con le raffigurazioni dei quattro evangelisti e dei loro simboli: il leone, il toro, l’angelo e l’aquila.

Presenti anche affreschi di alcuni nobili palazzi veronesi, come il maestoso fregio continuo che raffigura la Cavalcata di Carlo V e Clemente VII a Bologna nel 1530, dipinto da Jacopo da Ligozzi per la residenza della famiglia Fumanelli a S. Maria in Organo. Il fregio si estende per 30 metri, e rappresenta la volontà di autocelebrazione e adesione alla dignità imperiale e sacra della famiglia aristocratica, senza tralasciare che il soggetto scelto potrebbe allegoricamente simboleggiare il desiderio di liberazione di Verona dal dominio veneziano.

Il percorso continua con ceramiche, dipinti, bozzetti e affreschi che conservano e testimoniano come Verona fosse la “città dipinta”, con il suo straordinario numero di case affrescate, alcune tuttora visibili in piazza delle Erbe, altre purtroppo provate dalle intemperie come Palazzo Fiorio della Seta, distrutto da una piena dell’Adige il cui ciclo pittorico esterno di Domenico Brusasorzi e Bernardino India è stato salvato ed esposto al museo.

 

Un excursus che riscopre e valorizza la fiorente pittura veronese medievale e rinascimentale nel suggestivo contesto della Tomba di Giulietta, che restituisce alla città opere nascoste e dimenticate. Aperto dal lunedì dalle 13,30 alle 19,30, dal martedì alla domenica dalle 8,30 alle 19,30.

Wednesday, 18 November 2015 18:08

LE VISIONI FUTURISTE DI MICHAEL NAJJAR

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La galleria d’arte “Studio la Città” in Lungadige Galtarossa 21 ospita la mostra personale dell’artista tedesco Michael NajjarOuter Space”, una raccolta video e fotografica avveniristica e totalmente incentrata nel rapporto tra la Terra e lo spazio, nel progresso della tecnica, nella proiezione dell’uomo verso l’Universo.

Il nome “Outer Space” definisce in modo esatto il cuore del progetto di Najjar: in un’epoca dove le distanze tra i continenti terrestri si sono assottigliate, le fotografie e i video testimoniano e rappresentano la volontà di esplorazione di un “Nuovo Mondo”, di un nuovo spazio, dove l’artista non si limita a essere un semplice osservatore ma sperimenta in prima persona una vera e propria preparazione come astronauta nei centri di formazione aerospaziale in Germania, negli USA e in Russia.

Dalle sue esperienze Najjar trae quattro video che “illuminano” il contrasto tra la pesantezza della materia e la leggerezza del cielo, tra la forza di gravità e l’aspirazione umana ad abbattere i propri limiti.

Il primo, “spacewalk”, mostra l’artista nell’ingombrante tuta spaziale, immerso in 5 milioni di litri d’acqua, che effettua la prova di “camminata lunare”: un liquido amniotico extraterrestre,  collocato a una lontananza siderale dalla realtà, come suggerisce la vista del pianeta Terra da un oblò, piccolo e distantissimo.

“equilibrium” è la caleidoscopica e vertiginosa ripresa effettuata da un velivolo, “skyfall”  filma l’artista nel lancio da un aereo da una altezza di 10.000 metri: le immagini intendono riprodurre gli effetti che il corpo deve affrontare nella sfida alle leggi della fisica, con un tocco artistico.

Di natura diversa è “orbital cascade_57-46”, che si focalizza sul problema dei detriti accumulatisi attorno all’orbita terrestre, dal 1957 fino ai giorni nostri: gli scarti della ricerca umana avvolgono la Terra e impattano tra loro, creando nuovi frammenti e mettendo in pericolo le future missioni spaziali.

La galleria fotografica presenta dei fermo immagine che rivelano i vari aspetti della ricerca umana lanciata nello spazio: il perfezionamento della tecnica, rappresentato da grandiose stazioni astronomiche e il fallimento che inevitabilmente si accompagna alla sperimentazione delle nuove tecnologie; l’ultima teoria del “Big Bounce” sulla nascita del nostro Universo e la sua fine con il collasso della via Lattea e la galassia Andromeda; i deserti del Cile visti come i desolati paesaggi marziani e la nascita di nuovi ecosistemi extraterrestri per una futura colonizzazione.

 

La mostra “Outer Space” apre al visitatore una finestra sul futuro e sulle invenzioni dell’umanità, in attesa di un viaggio cosmico,  ricerca continua di una risposta alle domande sulla nostra identità; disponibile al pubblico fino a data prorogata del 5 dicembre 2015

La 117^ Fiera internazionale dei cavalli è oramai un appuntamento consolidato per gli amanti dell’ippica e non solo.

Un'occasione di incontro per gli operatori e di confronto per gli appassionati, l’obbiettivo di Fieracavalli è sicuramente quello di enfatizzare l'affinità tra uomo e animale, non necessariamente legata alla pratica dello sport.

Il mondo del cavallo è molto variegato e questo lo si è notato visitando i vari padiglioni della Fiera; un viaggio fra i cow-boy americani nel Westernshow, con il meglio delle gare di monta western fra le quali Stock Performance in particolare:

Team Penning: entro un minuto e mezzo tre binomi (cavallo e cavaliere), facenti parte di una stessa squadra, devono separare tre vitelli contrassegnati dallo stesso numero e portarli all'interno di un recinto situato in fondo all'arena; vince la squadra che nel minor tempo possibile riesce a mettere i tre i vitelli contrassegnati con lo stesso numero nel recinto.

Cutting: il binomio entra nella mandria e separa un vitello portandolo al centro della parte libera dell'arena, a questo punto il cavaliere lasciando in totale libertà di movimento il cavallo, che deve dimostrare il suo innato cow-sence tendendo il vitello scelto separato dalla mandria. In questo tipo di gara esistono anche quattro tour-back, che hanno il compito di aiutare il binomio nel lavoro e sono posti ai quattro angoli dell'arena.

Sfide che hanno saputo entusiasmare il pubblico, ricreando l'atmosfera western che si è abituati a vedere nel film.

Ciliegina sulla torta, dalle 20 fino a mezzanotte, un grande saloon con birre artigianali, mercatino vintage e Line Dance, il tipico ballo country che conta molti appassionati anche in Italia.

Il Salone del Cavallo Arabo, una razza fra le più antiche e nobili al mondo. Animali che hanno incantato il pubblico con le loro evoluzioni e dimostrazioni di Dressage e volteggi, oltre alla possibilità di assistere a competizioni internazionali come il Campionato Europeo di morfologia ECAHO ed il IV Gran Premio Fieracavalli.

Il Salone del Cavallo Iberico e Frisone e naturalmente il Salone delle Razze italiane/Italialleva.

Molti gli eventi in programma, che sicuramente hanno fatto avvicinare molte persone a questo mondo, considerato "d'elite" ma che invece negli ultimi anni si è aperto ad un pubblico più ampio.

Inoltre presso il Palaexpo di Veronafiere, si è tenuta la prima edizione del Salone della Ruralità e del Turismo Rurale, il primo evento in Italia dedicato al turismo e allo stile di vita rurale. Una passeggiata alla scoperta del turismo agreste, con i suoi sapori e tipicità.

 

La Fiera cavallli è un appuntamento da non perdere, per le emozioni che sa dare, una vera festa per tutti.

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