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Garda Events

Garda Events (87)

Gli eventi dedicati all’ arte, alla cultura, al life style, all’ enogastronomia e al territorio che Radio Garda Fm, con una cronaca dettagliata dei fatti, ha scelto di seguire per Voi. La Prima Radio del Lago di Garda… è sempre in prima fila.

Avete mai pensato a come nasce un film? Quante prove, cambiamenti di regia e soprattutto capire se una determinata scena può piacere allo spettatore oppure no.

  

Con il cinema non c’è subito riscontro, bisogna aspettare che il film esca nelle sale e vedere quanto fattura al botteghino, ma in questo caso il regista e attore Sergio Rubini ha pensato diversamente: aprire le porte delle prove al pubblico.

 

“Provando… dobbiamo parlare” non è altro che le prove del film “Dobbiamo parlare”, uscito nelle sale cinematografiche a novembre 2015, ma dato il successo ottenuto in teatro gli attori ed il regista lo hanno voluto portare in tour.

 

Tutto si svolge nell'attico, rigorosamente in affitto, nel centro di Roma di Vanni, interpretato da Sergio Rubini, scrittore cinquantenne affermato e vincitore di un Premio Strega, e della sua compagna e collaboratrice LindaIsabella Ragonese, di vent'anni più giovane. Forti del loro amore, al matrimonio hanno preferito la convivenza e anziché fare figli hanno scritto dei libri insieme.

 

I loro migliori amici, invece, Costanza e Alfredo detto il Prof, interpretati da Maria Pia Calzone e Fabrizio Bentivoglio, sono sposati, benestanti, e sono l’apoteosi di tutti i vizi borghesi: ostentazione di ricchezze, rapporti utilitaristici, patrimoni da spartire, avvocati, minacce, amanti, menzogne.

 

Una sera Costanza, venuta a conoscenza che Alfredo ha un’amante, irrompe senza preavviso nella casa di Vanni e Linda. In fin dei conti è proprio nel momento del bisogno che servono gli amici, ed ecco che la sera si fa notte e la notte giorno.

 

I problemi di coppia tra Costanza e Alfredo fanno venire a galla i problemi dell’altra coppia e così il salotto, punto nevralgico di tutta la commedia, si trasforma in un campo di battaglia tra bottiglie frantumate e mozziconi di sigarette, urla e pianti.

 

Al sorgere del sole sarà una sorpresa vedere quale delle due coppie ha retto lo scontro.

 

Non c’è nulla da dire sull’interpretazione impeccabile degli attori e sull’attenzione ai dettagli della regia di Sergio Rubini e della collaboratrice Gisella Gobbi che occasionalmente vediamo irrompere in scena, siamo pur sempre in un contesto di “prova”, per esprimere dubbi o cambiamenti.

 

Scritto da Carla Cavalluzzi, Diego De Silva, Sergio Rubini

Con

Fabrizio Bentivoglio

Maria Pia Calzone

Isabella Ragonese

Sergio Rubini

Regia Sergio Rubini

Scene Luca Gobbi

Luci Luca Barbati

Regista collaboratore Gisella Gobbi

Produzione Nuovo Teatro

In collaborazione con PALOMAR Television &Film Production

Repliche:

giovedì 25 febbraio ore 20.45

venerdì 26 febbraio ore 20.45

sabato 27 febbraio ore 20.45

domenica 28 febbraio ore 16.00

Il palco del Teatro Ristori ha ospitato per la rassegna Verona Jazz Winter 2016 due brillanti talenti del jazz italiano: Enrico Zanisi trio con Enrico Zanisi al piano, Joe Rehmer al contrabbasso e Alessandro Paternesi alla batteria ed al sax Mattia Cigalini.


Il feeling tangibile dei due jazzisti, ha da subito introdotto il pubblico nel mondo del jazz contemporaneo, dimostrando il connubio musicale dei due interpreti. Forse uno stile jazz non immediatamente comprensibile all'orecchio dei meno avezzi, ma la complicità dei musicisti sul palco ha reso possibile anche questo.

Quando la musica è espressione di un'idea, tutto sembra più facile e la bravura dei musicisti è stata quella di proporre un repertorio, sicuramente non per tutti, ma riconoscibile e spunto all'ascolto di un jazz contemporaneo e in evoluzione, ma con un certo gusto classico.

La collaborazione fra Enrico Zanisi e Mattia Cigalini ha visto il suo concretizzarsi con la pubblicazione nel 2015 dell'album "Right now" per la CAM Jazz.

Altro successo dell'organizzazione  del Teatro Ristori e del suo direttore Angelo Curtolo, sempre attento alle nuovi talenti del jazz.

Tuesday, 16 February 2016 11:46

THE BEST OF BROADWAY IN SCENA AL TEATRO RISTORI

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Nella serata di giovedì 11 febbraio, per la rassegna Verona Jazz Winter 2016, sul palco del Teatro Ristori di Verona, è andata in scena un estratto della ricca produzione musicale della favolosa Broadway.

Interpreti dell’originale kermesse, la soprano Madelyn Renée e il baritono Stephonne Smith accompagnati da un quartetto di d'eccezione: Enrico Pesce al pianoforte, Cristiano Tibaldi al sax, clarinetto e tromba, Enrico Ciampini al contrabbasso e Alberto Parone alla batteria.

"My Favorite Things" il brano di Richard Rodgers da “The sound of Music”, in Italia più conosciuto come “Le cose che piacciono a me” ,nella versione cinematografica cantata/doppiata da Tina Centi di “Tutti insieme appassionatamente”, è stato scelto dal duo vocale per l’apertura della serata. 

Una Renée più rilassata ha dato vita subito al brano, mentre Smith ha impiegato un po’di più ad entrare nel clima della serata. Interessante e apprezzato l’incipit letto ad ogni inizio pezzo dalla soprano, con un riassunto le vicende legate ai brani interpretati.   

Il secondo e il terzo brano sono stati dedicati a Jerome Kern, "Ol’ Man River", cantato dal solo Smith e "Can’t Help Lovin’ Dat Man", da Renée entrambi tratti da “Showboat”. La voce profonda del baritono e la musica hanno subito riportato l’immaginario alla navigazione sul fiume Mississippi della showboat Cotton Blossom, realmente esistita, da cui è poi stata tratta la vicenda narrata appunto nel musical omonimo. 

"Oh What a Beautiful Mornin’" e "People Will Say We’re in Love" di Richard Rodgers, brani tratti da “Oklahoma!”, hanno trasportato il pubblico in un viaggio ideale nelle praterie americane con il classico triangolo amoroso del “buon”, “del cattivo” e della “ragazza al buono”. A seguire "So in love" di Cole Porter, brano tratto dalla spumeggiante commedia musicale “Kiss Me, Kate”.

La prima parte dello spettacolo è stata chiusa con "Anything You Can Do" di Irving Berlin da “Annie Get Your Gun”. Piacevole e riuscita interpretazione della coppia che ha giocato sulla recitazione dei rispettivi ruoli, creando un’atmosfera divertente, strappando sorrisi per un duello tutto a suon di note.

Poi a seguire "Some Enchanted Evening" e "A Cocheyed Optimist" di Richard Rodgers, tratti da “South Pacific”, un musical basato su una storia di pregiudizi più attuale che mai, e "I Could Have Danced All Night" di Frederick Loewe, tratto da “My Fair Lady”.

Un omaggio anche a Billy Strayhorn, spalla di Duke Ellington, con "Take the train", tratto da “Sophisticated Ladies”, "If I Loved You" di Richard Rodgers, da “Carousel” e la bellissima "Tonight" di Leonard Bernstein da “West Side Story”, hanno chiuso questa serata che ha fatto respirare un po’ di aria di Broadway al pubblico presente.

Una bella iniziativa, che conferma l’impegno dell’organizzazione del Teatro Ristori a proporre una ventata di originalità tra il jazz e la lirica.

Il 30 gennaio 2016 al Teatro Ristori di Verona ha preso il via la stagione invernale del celebre Verona Jazz, che durante il periodo estivo accoglie, nei meravigliosi palcoscenici all'aperto di Verona, le grandi star del jazz mondiale.

Il cartellone di Verona Jazz Winter Festival, nato da una collaborazione tra Fondazione Cariverona - Teatro Ristori e il Comune di Verona, ha visto una entree d'eccezione con il pianista Vijay Iyer definito nel 2010, da Franco Fayenz sul Sole-24Ore, "il miglior pianista jazz non ancora quarantenne".

Il concerto solo piano, forse non ha saputo creare a pieno quella commistione di sensazioni e percezioni che il pubblico del teatro ristori si sarebbe aspettato. L'esecuzione da manuale ha strappato applausi, senza trasmettere però quell'impeto che la musica jazz sa dare.

Le emozioni rarefatte, quasi che l'esecuzione fosse destinata a pochi tecnicisti e non invece veicolata ad un pubblico attento alla musica e al genere.

Nella corposa attività concertistica di Vijay Iyer il solo piano ha visto l'incisione di un unico disco, pubblicato nel 2010 dalla ACT, e dal titolo "Solo".

Vijay Iyer ha eseguito brani di cui è autore e alcuni dei suoi "ideali maestri" come Thelonius Monk, Duke Ellington,Andrew Hill, Randy Weston.

Sette sono le note infiniti i modi per utilizzarle, forse al pianoforte di Vijay Iyer manca ancora l’ottava nota?

Come sempre ineccepibile l’organizzazione del Teatro Ristori

Scaletta

-WORK (Thelonious Monk)

-LIBRA (Vijay Iyer)

-SPELLBOUND & SACROSANT…(Vijay Iyer)

-SIETE OCHO (Andrew Hill)

-GOLDEN SUNSET (Andrew Hill)

-SMOKESTACK (Andrew Hill)

-ACCUMULATED GESTURES (Vijay Iyer)

-SUITE FOR TRAYVON (I) SLIMM (Vijay Iyer)

-SUITE FOR TRAYVON (II) FALLACIES (Vijay Iyer)

-SUITE FOR TRAYVON (III) ADAGIO (Vijay Iyer)

-ONE FOR BLOUNT (Vijay Iyer)

-REMEMBRANCE (Vijay Iyer)

 

 

 

 

 

Domenica pomeriggio la Fondazione Arena in collaborazione con Opera Futura e i Solisti dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano, hanno presentato un eccezionale allestimento per La Cenerentola, il melodramma giocoso in due atti di Gioachino Rossini.

La regia e le luci, che portano la firma di Paolo Panizza, le scene di Franco Armieri e i costumi di Valerio Maggioni hanno saputo ricreare un’atmosfera fiabesca, quasi onirica in sospeso tra Marie Antoinette e il Surrealismo.

 

Infatti questo allestimento, nato per il Pafos Aphrodite Festival 2015, cerca di riproporre la favola immortale nella sua versione più pura e fiabesca. “Mi sono lasciato andare più all’aspetto favolistico e alle mille geniali e divertenti sfumature della musica rossiniana che non alla satira sociale o al buonismo religioso – spiega il regista Paolo Panizza – con l’intento di regalare due ore davvero spensierate e divertenti. Lasciamo la parola alla musica e al canto per sognare e togliamola a chi la usa per seminare odio e discriminazione. Se l’Uomo è stato in grado di scrivere capolavori come questo, veri e propri inni alla gioia e alla vita, non dobbiamo perdere la speranza, ma ritrovare e coltivare quell’Uomo fatto di Arte, Musica e Cultura”.

 

Infatti sono state realmente due ore di puro divertimento anche grazie alle sorprendenti interpretazioni del cast che vede tra i protagonisti i solisti dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano diretti dal Maestro Sebastiano Rolli.

Aya Wakizono nel ruolo di Angelina-Cenerentola che ha saputo trasmettere la purezza che caratterizzano questo personaggio; nel ruolo di Don Ramiro il principe, per la Prima si è esibito Pietro Adaini, mentre il 2 febbraio sarà in scena Giovanni Sebastiano Sala.

 

Nel ruolo di Dandini, il servo che si traveste da principe, si può godere della brillante interpretazione di Modestas Sedlevičius mentre ad interpretare Don Magnifico il patrigno, una delle figure più comiche di questo melodramma, è Giovanni Romeo con Cecilia Lee eChiara Tirotta vestono i panni delle sorellastre Clorinda e Tisbe, queste caratterizzate da un forte senso della comicità.

 

Infine Simon Lim interpreta Alidoro, il maestro del principe nonché colui che sostituisce la figura della fata, una sorta di angelo dalla grande profondità morale.

 

Apprezzabile il lavoro svolto dal coreografo Lino Villa e dal corpo di ballo dell’Arena di Verona che hanno saputo rendere dinamiche alcune scene che altrimenti sarebbero risultate statiche,

Un allestimento che vale la pena di vedere per l’abilità registica che ha saputo esprimere Paolo Panizza, che riesce a far sognare anche chi non è più un bambino.

 

 

Dramma giocoso in due atti di Gioachino Rossini

Libretto di Jacopo Ferretti

        Direttore d’orchestra Sebastiano Rolli

        Regia e luci Paolo Panizza

        Scene Franco Armieri

        Costumi Valerio Maggioni

        Coreografia Lino Villa

        Maestro del Coro Vito Lombardi

        Direttore del Corpo di Ballo Renato Zanella

        Direttore allestimenti scenici Giuseppe De Filippi Venezia

        Allestimento della Fondazione Arena di Verona in collaborazione con Opera Futura

        ORCHESTRA, CORO, CORPO DI BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA

         

        * Solisti dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano

        DON RAMIRO, PRINCIPE DI SALERNO Pietro Adaini (31/1 - 4, 7/2)Giovanni Sebastiano Sala (2/2)*

        DANDINI, SUO CAMERIERE Modestas Sedlevicius*

        DON MAGNIFICO, BARONE DI MONTE FIASCONE Giovanni Romeo*

        CLORINDA Cecilia Lee*

        TISBE Chiara Tirotta*

        ANGELINA, CENERENTOLA Aya Wakizono*

        ALIDORO, FILOSOFO, MAESTRO DI DON RAMIRO Simon Lim

         

Repliche: martedì 2 febbraio ore 19.00, giovedì 4 febbraio ore 20.30 e domenica 7 febbraio ore 15.30.

Grande affluenza per la prima conferenza del ciclo “Agsm incontra” che ha ospitato l’economista e politologo Edward Luttwak,esperto di politica internazionale e consulente strategico del Governo americano, chiamato a discutere sul tema “Economia e conflitto” le politiche economiche europee ed italiane in prospettiva internazionale, l’ISIS e il problematico rapporto tra Islam ed Occidente.

L’incontro, moderato dal direttore di Telenuovo Mario Zwirner, è stato introdotto dalla presentazione di Giuseppe Stoppato, presidente di Agsm Energia, e Giampietro Cigolini, direttore generale del gruppo Agsm, i quali hanno rappresentato l’impegno dell’azienda non solo nella distribuzione di energia, ma anche nella diffusione di cultura e informazione nella città.

A questo scopo l’approfondimento di Luttwak, il quale ha esposto con chiarezza di pensiero e di linguaggio i problemi principali che riguardano l’economia dei paesi Occidentali, sempre più “globale” e per questo sempre più articolata e complessa nelle dinamiche che la muovono.

La riflessione di Luttwak parte dalla constatazione di una grave battuta d’arresto nell’economia dei paesi membri dell’Unione Europea, osservando come ciò non coinvolga quei paesi geograficamente europei ma con una propria indipendenza economica e monetaria, come ad esempio l’Inghilterra. Luttwak attribuisce la responsabilità di questo “blocco” produttivo alla cavillosa e dispersiva organizzazione centrale governativa dell’Europa, la quale impone leggi e restrizioni che soffocano l’iniziativa dei singoli Stati e ne impediscono la crescita.

L’eccessiva “burocratizzazione” economica demanda quindi ogni decisione a Bruxelles, sede della UE, troppo lontana dalle realtà locali, con l’effetto di “ingabbiare” lo spirito capitalista dei paesi Occidentali, annichilito da una “stagnazione secolare”, ossia un esaurimento di idee e creatività conseguente al lungo periodo di pace ed equilibrio tra i paesi sviluppati.

Luttwak affronta poi la questione terrorismo, ritenuta particolarmente importante alla luce degli ultimi eventi in Francia, Turchia ed Egitto ma, secondo il politologo, sopravvalutata a causa dell’amplificazione mediatica. La vera ripercussione degli attentati non si vede dal numero di vittime causate, ma dal crollo delle presenze turistiche nelle città o negli stati colpiti, che perdono una fondamentale fonte di ricchezza e sostentamento. 

Allo stesso modo l’attenzione andrebbe focalizzata non sui piccoli gruppi terroristici che attirano i mass media, ma sulla penetrazione in territori occidentali di rappresentanti della cultura islamica moderata, in grado di spostare e dirigere le opinioni degli immigrati di religione musulmana, senza dimenticare che una grande percentuale di essi sono veri e propri “profughi” dallo Stato Islamico e dall’Islam stesso e non musulmani alla ricerca di legittimizzazione.

Secondo Luttwak, sebbene la politica migratoria italiana sia poco controllata e confusionaria, nel bilancio generale l’Italia sembra essersi ben difesa e abbia saputo meglio di altri gestire l’emergenza terroristica grazie all’esperienza maturata negli anni di piombo con le Brigate Rosse, a differenza della Francia che non ha ancora saputo sviluppare un modus operandi efficace non solo nell’individuazione e nella schedazione, ma anche nell’immediato arresto e processo dei terroristi.

 

Numerosi gli argomenti toccati e le curiosità espresse dal pubblico nel dibattito finale, in una conferenza che ha avuto il pregio di convocare un ospite illustre ed approfondire temi d’attualità molto vasti e controversi in modo chiaro e mirato, lasciando all’auditorio molti spunti di riflessione su ciò che sta accadendo in Italia e nel mondo, sulle strategie politiche ed economiche vincenti, sui conflitti tra culture e religioni diverse.

Il teatro Fonderia aperta a Verona è un riuscitissimo esempio di recupero e riuso architettonico che ha trasformato la fonderia didattica di un tempo nella fucina di arte che oggi accoglie le più diverse forme di espressione.

Con lo spettacolo Musica e racconti del cinema italiano si è aperta la rassegna Vince Tempera e i suoi amici, un ciclo di serate organizzato dall’associazione ReLOVEution per rivivere alcuni capitoli della cultura italiana attraverso il racconto del celebre compositore.

Tempera ha aperto e chiuso la narrazione con La Strada di Fellini, metà anni '50, perché nel Vince bambino di allora, catturato dalle musiche di Nino Rota, riconosce la nascita del suo sogno: scrivere le musiche per i film. La presa di coscienza di questa aspirazione lo motiverà nello studio e sarà il germe di una carriera lunga l'arco di una vita.

156 posti a sedere e nessuna barriera con il palcoscenico: la scena è intima e adatta al format ideato da Vince Tempera con gli attori Roberto Totola e Marina Furlani, in cui il filo narrativo si snoda colloquiale e infila le perle della storia del cinema, alternandone le colonne sonore, eseguite al pianoforte, con la recitazione dal vivo delle scene più memorabili.

Una dopo l'altra hanno ripreso vita la suspense e l’ironia di Metti una sera a cena, la tensione di Profondo rosso, la drammaticità de Il postino, Malafemmena, Anonimo veneziano, e poi ancora i capolavori di Nino Rota per Il padrino e Giulietta e Romeo, senza dimenticare Giù la testa (regia di Sergio Leone, musiche di Ennio Morricone) e pezzi più curiosi del cinema italiano come La ballata di Fantozzi (“Barba e Bidet”…) firmata da Vince Tempera e cantata dallo stesso Paolo Villaggio.

Un film è un'opera completa e la colonna sonora ne è parte integrante: lo colora, lo caratterizza, lo rende indimenticabile. A pensarci, nemmeno il cinema muto lo fu mai per davvero. Fin dalle origini, prima ancora dell'avvento dei dialoghi, era previsto un accompagnamento musicale. Tutto questo, il Maestro lo sintetizza così: "In un film, la musica dice ciò che non si dice e mostra ciò che non si vede".

Il prossimo appuntamento con Vince Tempera vedrà la partecipazione di Flaco Biondini in un concerto in acustico del repertorio di Francesco Guccini.

Nella prestigiosa cornice del Due Torri Hotel di Verona si è aperta la rassegna JAZZ&More condotta in collaborazione con lo storico Circolo Jazz di Verona, con il Dario Carnovale Trio.

Il Trio composto da Dario Carnovale al pianoforte, Luca Colussi alla batteria e Lorenzo Conte al contrabbasso ha condotto il pubblico presente in un viaggio in crescendo, con un repertorio jazz standard sapientemente arricchito da variazioni e assoli unici.

L'esecuzione del terzo brano dedicato, dallo stesso Dario Carnovale a Marco Simoncelli, il grande pilota scomparso all’età di ventiquattro anni durante il Gran Premio di Malesia, dal titolo “58”, come il suo numero in gara, ha creato un’atmosfera di pathos nella platea.

La capacità di incanalare l'espressione di un sentimento o di un'idea in una composizione non è da tutti e Dario Carnovale, pianista, compositore e arrangiatore, è considerato "una delle più belle realtà del jazz made in Italy".

Fra gli obiettivi di JAZZ&More ci sono "fare musica di qualità" e "creare un punto di incontro sia musicale che umano dove ciascuno partecipa per dare atto all'evento" ed il Dario Carnovale Trio ha dato piena espressione di tutto ciò.

Anfitrione della serata Silvano Dalla Valentina, ideatore con Fabrizio Gaudino, del progetto JAZZ&More, il quale nel presentare la serata ha ricordato anche l'intento sociale della Rassegna con i Complementi d'arredo Solidali di Azzalea Home.

Una serata riuscita grazie alla complicità di una location perfetta per il jazz di qualità

 

  

La sera del Primo gennaio, al Teatro Nuovo di Verona, è andato in scena il balletto più famoso del mondo: Il Lago dei Cigni. Un appuntamento che in molti aspettavano per iniziare l’anno in un’atmosfera magica.

Il teatro gremiva di persone di tutte le età, da chi ricordava le vecchie rappresentazioni a chi, con occhi sognanti, non vedeva l’ora di ammirare i volteggi dei ballerini della compagnia del Ballet of Moscow. Il Balletto di Mosca “New Classical Ballet” è una giovane Compagnia privata di balletto russo fondata all’inizio del 2001 a Mosca con lo scopo di sviluppare la grande tradizione del balletto classico russo, ma anche ricercare nuove forme coreografiche.

Molti giovani e bambini sia in platea che sui palchetti e in galleria, alcuni incantati e attenti dall’inizio alla fine altri invece, molto meno predisposti, hanno poi ceduto alle braccia di Morfeo e si sono lasciati cullare dalle note di P. I. Tchaikowsky.

La romantica trama racconta la storia della principessa Odette, vittima del sortilegio del perfido mago Rothbart a cui la principessa aveva negato il suo amore, che la costringe a trascorrere le ore del giorno sotto le sembianze di un cigno bianco. La maledizione potrà essere sconfitta soltanto da un giuramento di vero amore quello che nascerà tra lei e il principe Sigfried, interpretato dal Svetlitsan Evgenii. Solista principale del Teatrodell’Opera di Lviv, Evgenii inizia gli studi all’età di 5 anni presso l’Accademia Statale di Danza per poi laurearsi a pieni voti pressi l’Accademia Statale di Ballo di Lviv nel 1998. Da quel momento la sua carriera inizia a collezionare premi e riconoscimenti fino ad arrivare nel 2015 come solista del Ballet of Moscow.

La delicatezza, la regalità e la bontà che caratterizzano Odette, sono state ben interpretate da Olga Kifiak, solista principale del Teatro di Stato di Kiev e dal 2015 solista del Ballet of Moscow, in perfetta contrapposizione con la figura di Odile, la sosia di Odette figlia del perfido mago. Ammaliatrice e ingannatrice quest’ultima ha primeggiato nel III atto attraverso virtuosismi di danza che, anche previsti dalla coreografia, sono stati ben eseguiti e apprezzati dal pubblico.

Molti applausi hanno ricevuto anche il perfido mago Rothbart e il giullare di corte pur essendo due figure secondarie, hanno saputo coniugare fisicità e virtuosismi dando ad ogni personaggio il giusto carattere, unico modo per poter trasportare lo spettatore all’interno della storia.

Gli applausi finali hanno giustamente premiato i ballerini che si sono resi portavoce di una tradizione, quella del balletto che la compagnia del Ballet of Moskow cerca di far conoscere e che considera al giorno d’oggi “un veicolo per diffondere il vero senso di umanesimo e di bellezza, mostrando nobili azioni morali che arricchiscono spiritualmente le persone”.

Cast                                          

Musiche di:  P.I. Tchaikovsky

Coreografie: M. Petipa

Solisti principali: Svetlitsa EvgeniiOlga Kifiak

Ballet of Moscow

Da sabato 14 novembre è disponibile al pubblico il rinnovato Museo degli affreschi Cavalcaselle alla Tomba di Giulietta, con un nuovo percorso espositivo che accompagna il visitatore lungo l’evoluzione pittorica parietale veronese dall’anno 1000 fino al XVI secolo.

Questa nuova apertura segue una attività di restauro e ricollocazione degli affreschi, staccati dal luogo di ritrovamento tra la fine dell’800 e la fine del 1960, e adesso accuratamente ordinati all’interno delle sale museali, rispettando la posizione realmente occupata nella sede originaria.

L’attenzione riservata a questo lavoro si può rilevare per il ciclo affrescato della grotta di S. Nazaro: la collocazione di ciascun lacerto vuole ricreare l’aspetto col quale anticamente il sacello si presentava al fedele, in una meticolosa ricomposizione effettuata grazie agli studi in collaborazione con l’Università degli Studi di Verona.

Nella sala successiva sono esposti i sottoarchi affrescati da Altichiero di Zevio su commissione di Cansignorio della Scala nel 1375, per fregiare il palazzo signorile nell’attuale Piazza Dante. In questo caso  è stata utilizzato un sistema di sospensione dei sottoarchi, un posizionamento che permette non solo al visitatore di apprezzare al meglio i ritratti dipinti degli Imperatori romani, ma anche di fornire una prospettiva realistica di come il porticato esterno apparisse agli occhi di chi guardava.

Numerosi anche gli affreschi di esponenti delle botteghe pittoriche veronesi provenienti dalle chiese di S. Eufemia e  Santa Felicita,  botteghe influenzate dallo stile di Giotto nel XIV secolo, i cui esponenti principali furono il Primo e Secondo Maestro di Zevio, il lombardo Turone di Maxio, o il Maestro del Redentore.

Seguendo un preciso ordine cronologico è possibile ammirare le opere del XVI secolo, come un grandioso Battesimo di Cristo di Francesco di Morone, proveniente dalla chiesa di S. Nazario e Celso e databile al 1517, che occupa un’intera parete della sala museale, con le raffigurazioni dei quattro evangelisti e dei loro simboli: il leone, il toro, l’angelo e l’aquila.

Presenti anche affreschi di alcuni nobili palazzi veronesi, come il maestoso fregio continuo che raffigura la Cavalcata di Carlo V e Clemente VII a Bologna nel 1530, dipinto da Jacopo da Ligozzi per la residenza della famiglia Fumanelli a S. Maria in Organo. Il fregio si estende per 30 metri, e rappresenta la volontà di autocelebrazione e adesione alla dignità imperiale e sacra della famiglia aristocratica, senza tralasciare che il soggetto scelto potrebbe allegoricamente simboleggiare il desiderio di liberazione di Verona dal dominio veneziano.

Il percorso continua con ceramiche, dipinti, bozzetti e affreschi che conservano e testimoniano come Verona fosse la “città dipinta”, con il suo straordinario numero di case affrescate, alcune tuttora visibili in piazza delle Erbe, altre purtroppo provate dalle intemperie come Palazzo Fiorio della Seta, distrutto da una piena dell’Adige il cui ciclo pittorico esterno di Domenico Brusasorzi e Bernardino India è stato salvato ed esposto al museo.

 

Un excursus che riscopre e valorizza la fiorente pittura veronese medievale e rinascimentale nel suggestivo contesto della Tomba di Giulietta, che restituisce alla città opere nascoste e dimenticate. Aperto dal lunedì dalle 13,30 alle 19,30, dal martedì alla domenica dalle 8,30 alle 19,30.

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