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Garda Events

Garda Events (87)

Gli eventi dedicati all’ arte, alla cultura, al life style, all’ enogastronomia e al territorio che Radio Garda Fm, con una cronaca dettagliata dei fatti, ha scelto di seguire per Voi. La Prima Radio del Lago di Garda… è sempre in prima fila.

Si è conclusa la rassegna musicale interamente dedicata al jazz, organizzata dal Comune di Verona e ospitata dal Teatro Camploy, il cui palcoscenico è divenuto luogo di rievocazione dei ritmi e degli ambienti blues, swing e jazz delle Big Band americane.

Protagoniste della serata la Big-band Ritmo-sinfonica “Città di Verona”, diretta da Marco Pasetto, e la JazzSet Orchestra, diretta da Marco Ledri, schierate assieme sul palco e presentate da Anna Buniotto: la sensazione, al vedere raccolto nello stesso evento un così grande numero di strumentisti, è subito quella di essere di fronte ad uno spettacolo eccezionale a cui non si è più abituati.

Le due band si sono alternate nell’esecuzione di brani che hanno scritto la storia del jazz a partire dagli anni ’30 e ’40, miscelandoli sapientemente con pezzi ri-arrangiati e nuove composizioni contemporanee, come ad esempio “Cedar House Blues”, nata a Villa dei Cedri a Colà di Lazise nel 2000, scritta da Paolo Birro, Marco Pasetto e Guido Torelli durante una registrazione con la cantante jazz/gospel Cheryl Porter.

La JazzSet Orchestra ha voluto proporre dal suo repertorio quei classici inconfondibili dell’America degli anni ’40 e dell’era del proibizionismo, come Chattanooga Choo Choo o Little Brown Jug (il “piccolo boccale marrone di birra”) di Harry Warren e Glenn Miller, spostandosi poi in Italia con le canzoni di Gorni Kramer, diffuse dalla Tv degli anni ’50 ed entrate nella tradizione popolare italiana, come “Soldi soldi soldi” o “Pippo non lo sa”, interpretate dalla voce di Rossana D’Auria.

Dall’altra parte la Big-band Ritmo-Sinfonica si è confrontata con un programma che ha esplorato le varie sfumature del blues, come “Blue Train” di John Coltrane, rielaborato in chiave latin jazz come “All Blues” di  Miles Davis (arrangiato da Giordano Bruno Tedeschi), fino ad arrivare al trascinante funky di “Tank!”, scritta dalla giapponese Yoko Kanno, colonna sonora per la serie d’animazione Cowboy Bebop nel 1998.

Un equilibrio irresistibile di suoni, sfociati poi in un gran finale dove le orchestre hanno suonato assieme “Blues for my sleeping baby” di Roberto Magris e regalando al pubblico una straordinaria esecuzione di “In the mood” di Glenn Millerdel brano legato all’arrivo delle truppe americane in Italia, durante il secondo conflitto mondiale.

Una serata di forte impatto sul pubblico, grazie al sound blues/jazz proposto dalle band in una atmosfera non solo elegante ma soprattutto divertente, resa ancor più viva dalle coreografie dei ballerini della Tap4Season.

 La scaletta della serata:

-        Pennsylvania 6-5000 (Gray-Sigman, Miller, 1940)

-        American Patrol (Gray, 1941)

-        Cedar House Blues (Birro, Pasetto, Torelli, 2000)

-        Tank! (Kanno, 1998)

-        Chattanooga Choo Choo (Warren, 1941)

-        Little Brown Jug (Miller, 1939)

-            Elegy for a duck (Nelson, 1966)

-        Blue Train (Coltrane, 1958, arrangiamento scritto da Davide Vincenzi)

-        All of me (Seymour, 1931)

-        Carioca (Youmans, 1933)

-        Summertime (Gershwin, 1935, riscritta da Ambrogio de Palma su versione di Davis)

-        The Chicken (Ellis, fine anni ’70, arrangiamento Federico Benedetti)

-        Soldi soldi soldi (Kramer, ’50)

-        Pippo non lo sa (Kramer, Panzeri, 1939)

-        All Blues (Davis, 1959, arrangiamento Giordano Bruno Tedeschi)

-            Blues for my sleeping baby (Roberto Magris)

-            In the mood (Miller, 1939)

“I migliori dipinti sono tocchi di colore l’uno vicino all’altro”.

Con questa frase di Vincent Van Gogh è possibile avere un’anteprima di ciò che è la mostra alla Gran Guardia di Verona “Seurat, Van Gogh, Mondrian. Il post – impressionismo in Europa” che rimarrà aperta ai visitatori fino al 13 marzo 2016.

“Migliori”. Sono le opere esposte e che fanno parte della collezione del Kröller Müller Museum di Otterlo. La fondatrice Helene Kröller Müller decise infatti di collezionare solo quelle opere che, secondo lei, potevano superare la prova del tempo e attestare l’evoluzione dell’arte moderna intesa come un insieme unitario. Non solo artisti famosi perciò, ma anche meno noti che hanno però in comune l’alto livello qualitativo.

“Dipinti”. Mentre negli ultimi anni dell’Ottocento sboccia la fotografia, l’estro della pittura diventa ben diverso e decade l’idea dell’arte come perfetto naturalismo. La pittura deve cercare un’altra specificità.

“Colore”. Il filo conduttore della mostra è l’appassionante ricerca di un colore emozionante, concepito e steso sulla tela partendo da un atteggiamento nuovo nei riguardi dell’immagine, della luce, della visione; una straordinaria combinazione tra scienza, passione ed espressione, che offre una rinnovata vitalità a temi tradizionali e si rivela il mezzo espressivo più immediato per entrare nella modernità.

“Tocchi uno vicino all’altro” . La mostra presenta le conseguenze internazionali della tecnica introdotta da Seurat: il puntillisme. Una composizione divisa del colore che non è steso sulla tela in maniera uniforme e tradizionale, bensì ottenuto tramite puntini o trattini di molti colori diversi, che danno all’occhio una percezione diversa della realtà.

“Vincent Van Gogh” . Il cuore della mostra, con otto dipinti e due disegni, tutti risalenti al periodo trascorso in Francia, mette in evidenza come Van Gogh abbia rovesciato le regole tradizionali della pittura per conferirle una nuova energia.

Un consiglio per visitare la mostra direttamente dal curatore Stefano Zuffi:

“Non girate agli incroci, andate sempre dritti perché prima o poi attraverserete tutte le stanze e rimarrete incantati”.

Saturday, 24 October 2015 12:03

EQUAVERONA ALL'EX ARSENALE

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“Così oggi noi siamo chiamati a non accontentarci di "vivere accanto" dobbiamo saper vivere insieme. L'esistenza di ognuno di noi trova senso nella condivisione, nella corresponsabilità e nell'incontro con l'altro”.

Questa frase tratta dal libro "Il morso del più. Incontri con Luigi Ciotti" di Massimo Orlandi, racchiude in sé la forza dell’essere rete, principio che sta alla base  di “EquaVerona”, manifestazione che si è tenuta tra il 16 e il 18 ottobre all’ex Arsenale di Verona.

È stata una vera festa delle interazioni solidali che ha visto la partecipazione di più di 140 volontari e una lunga lista di associazioni e di realtà dell’economia solidale del veronese. Un’economia alternativa che sta prendendo piede nella vita quotidiana di tutti noi e che va a tutelare  il piccolo produttore sia locale che dei paesi del sud del mondo.

 A dimostrazione di questo, accanto ai prodotti del circuito del commercio equo e solidale con “Altromercato”, marchio ormai conosciuto e distribuito anche nei grandi ipermercati, si sono potuti trovare i frutti delle nostre terre a km zero, Dop e di agricoltura biologica provenienti dai presidi Slow Food.

Tali prodotti non solo si sono potuti acquistare ma anche assaggiare grazie alla cucina dello chef Davide Piva, del ristorante “Le muse”, che li ha rielaborati offrendoli ai commensali.

Non solo di cibo si è parlato in questi tre giorni. Sabato pomeriggio si è tenuta infatti una sfilata danzante di moda, un momento di arte e di bellezza che ha visto come protagonisti i vestiti di Altromercato, del Progetto Quid e dell’Ass. D-Hub Atelier di riuso creativo.

Se di festa si parla non può mancare la musica! Tutte e tre le serate sono state allietate dalle performance di tre diversi gruppi musicali che nella loro diversità hanno ricordato la bellezza della multiculturalità e delle radici della nostra terra.

Questi sono solo alcuni deli appuntamenti che hanno caratterizzato la manifestazione ma molti altri erano in programma e hanno potuto intrattenere grandi e bambini in un contesto di amicizia, incontro e condivisione. Non vediamo l’ora di partecipare ad altre iniziative come questa!

Monday, 19 October 2015 17:51

TAMARA DE LEMPICKA IN MOSTRA A VERONA

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La mostra monografica dedicata a Tamara de Lempicka, inaugurata il 20 Settembre al Museo AMO (Arena Museo Opera) di Palazzo Forti, rende Verona teatro d’eccezione dell’artista icona degli anni ‘20, ‘30 e’40, accogliendo i più importanti dipinti, acquerelli, bozzetti, fotografie e filmati d’epoca, per un totale di 200 opere.

La mostra, curata da Gioia  Mori, organizzata da Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore, intende non solo esibire le opere che hanno reso Tamara de Lempicka una delle artiste più apprezzate del Novecento, ma anche rispecchiare in modo profondo la sua ecletticità e modernità, trasportando il visitatore nel suo mondo, dagli esordi in terra russa nel 1916, sino al ritiro in Messico negli anni ‘70.

I dipinti esposti simboleggiano trasgressione e sensualità, soprattutto i ritratti di nudo presenti nelle sezioni “Le visioni amorose” e “Scandalosa Tamara”, come “La Bela Rafaëla”, sua modella e amante, o nell’opera “Le due amiche”, mentre la sezione “Dandy Déco”, mostra la profonda influenza che la moda e il glamour ebbero sulla sua vita artistica, come si osserva nei sofisticatissimi abiti e accessori del “Ritratto di Madame Perrot” e della “Ragazza in verde”.

Tuttavia, se questa è la Tamara de Lempicka che siamo abituati a conoscere, nelle altre sezioni della mostra, si assiste all’esposizione di opere nate da una sensibilità delicata e spirituale quasi inaspettata.

Nella sezione  “The artist’s daughter,” nei ritratti della figlia Kizette, emergono i temi dell’infanzia e della maternità, elementi che si ripropongono anche nei quadri raffiguranti la “Vergine con bambino” della sezione “Sacre Visioni”, dove è possibile ammirare il lato più intimo e segreto dell’artista.

La visita è accompagnata dalla musiche di Stravinskij, Chopin, Puccini e Cole Porter, le stesse che colorarono lo sfondo della vita dell’artista e le città dove abitò come San Pietroburgo, Parigi, New York, Cuernavaca.

A completamento questo viaggio intenso e appassionante, l’esposizione di alcuni abiti anni ‘30 e ’40, prestati in via eccezionale dal Museo della Moda e del Costume di Villa Mazzocchelli, mentre gli accessori e le scarpe provengono dal Museo Salvatore Ferragamo di Firenze e dalla Fondazione Biagiotti Cigna.

Fascino, raffinatezza, avanguardia, le qualità distintive dell’opera di Tamara, coinvolgono il visitatore apparendo straordinariamente moderne e attuali. La mostra sarà a disposizione del pubblico fino al 31 Gennaio 2016.

Monday, 19 October 2015 14:58

"L'OMBRETA DE VIN" A HOSTERIA VERONA

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"Mario dame un'ombreta de vin" e Mario arrivava con il bicchiere e lo riempiva del vino sfuso della casa. Non c'era da scegliere l'etichetta ma solo se rosso o bianco.

Questo risveglia la memoria dell' osteria, con i tavolini di legno sui quali i giocatori di carte picchiavano spesso i pugni, arrabbiati, magari un pochino alticci, perchè le ombre de vin che si bevevano erano più di una.

Così la manifestazione di Hostaria Verona, svoltasi dal 16 al 18 ottobre, lungo un percorso studiato per le vie del centro di Verona, ha voluto rievocare la convivialità ed il piacere di sorseggiare del buon vino, chiaccherando e passeggiando per il centro di Verona. Tre giorni nei quali la città scaligera si è trasformata in un' osteria a cielo aperto.

Più di 300 vini proposti da un'ottantina di cantine veronesi, che hanno aderito alla manifestazione, facendo conoscere i propri prodotti provenienti dalle eccellenze delle zone di produzione del Custoza, del Lugana, del Soave, del Valpolicella, del Bardolino, del Durello.

Piccoli stand dislocati lungo un percorso di tre chilometri, nei quali oltre che sorseggiare il vino si è potuto dialogare con l'operatore per conoscere e magari avvicinarsi alla cultura del vino, alla passione di veder maturare un frutto per poi berne il nettare.

Il vino non si inventa...... una vecchia storia racconta che un uomo sul letto di morte, volle i figli attorno a sé per svelare loro un segreto: "ricordate figlioli che il vino si fa anche con l'uva".

Al Festival del vino di Verona hanno aderito anche una cinquantina di esercizi pubblici del centro storico, che per l'occasione hanno preparato menù ad hoc, oltre alla presenza in Piazza Brà, Piazza delle Erbe e Arsenale di Hostarie gastronomiche dove si è potuto assaporare piatti tipici scaligeri.

In Piazza San Zeno, si è dato vita "all' Hosteria degli ospiti" con stand di cantine delle Colline Moreniche del Garda e Terre Verdiane, dove si è potuto degustare i vini tipici fra i quali il Lambrusco e la Malvasia, oltre a specialità gastronomiche dei territori.

Una volta era usanza festeggiare la vendemmia e Hostaria, è stata proprio come una grande festa. Un'opportunità per mantenere aperto un dialogo e di confronto nel quale il vino ha fatto da trait d'union.

 

Un plauso all'organizzazione di Hostaria Verona che ha saputo gestire con cura un afflusso di persone non indifferente, oltre a tutti coloro che hanno collaborato per mantenere la pulizia e la sicurezza durante i tre giorni di manifestazione. Che dire: “bravi”

Anche quest'anno la Fiera di Verona ha ospitato dal 30 settembre al 3 ottobre il “Marmomacc”, fiera internazionale del settore marmo lapideo, una delle eccellenze del made Italy, giunta alla sua cinquantesima edizione.

Una signora di mezza età che sa guardare al futuro, pronta al rinnovamento e che soprattutto sa scommettere sul futuro. Il principio è il mercato globale, anche i paesi emergenti nel settore hanno acquisito oramai un loro spazio.

La parola marmo deriva dal greco antico e significa "pietra splendente"; è una roccia "metamorfica" e potremmo dire che è il risultato grezzo di un divenire continuo lavorato dall'uomo.

Il marmo parla e trasmette, questa è la capacità manifatturiera dell'uomo che interpreta. Questo è ciò che si è potuto ammirare girando fra i padiglioni della fiera. Marmo lavorato, intagliato, piegato, soggiogato da esperte maestranze, assemblato in forme artistiche.

In contemporanea alla 50^ edizione di “Marmomacc”, per il secondo anno, presso il Palaexpo della Fiera di Verona, si è tenuto “Abitare il tempo” salone rivolto agli operatori dell'interior design e del contract. Un'occasione per i produttori di arredo di promuovere materiali innovativi e design di interni.

Si passeggia fra gli stand, la mano che sfiora il piano di un mobile, lo sguardo che coglie il profilo di un tavolo, la curiosità di un tessuto innovativo e la bellezza di un vetro lavorato.

Tra le novità di questa edizione di Abitare il Tempo, Living Under 20, stand tematici dedicati ai giovani, non solo di oggi ma anche di domani. Progetti di arredo attenti alle esigenze e alle passioni dei giovani.”

 

Un successo per entrambe le manifestazioni, che hanno visto nel made in Italy un eccellente padrone di casa

Wednesday, 09 September 2015 23:16

I NOTTURNI DEL VITTORIALE “MEMENTO AUDERE SEMPER”

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Con Notturno d’Autore il Vittoriale degli Italiani ha aperto le sue porte dalla ore 21 alle 23 offrendo l’opportunità di visitare le stanze, note e meno note, della Prioria, la casa di Gabriele D’Annunzio.

 

Soltanto tre date concesse per le visite crepuscolari, il 25 luglio, 22 agosto e a finire il 05 settembre, due turni con inizio alle ore 21. Nel primo turno di visita una guida di eccezione: Giordano Bruno Guerri, presidente della fondazione il Vittoriale degli Italiani.

Gabriele D’Annunzio, un uomo di oggi, di ieri, di domani,non è in casa ma ha lasciato le chiavi per la visita, questa è l’atmosfera che si respira muovendosi da una stanza all’altra.

Reduce dall’impresa di Fiume, D’Annunzio cerca una casa fuori dal caos; scrive a De Ambris, suo compagno nell’impresa fiumana: « Sono avido di silenzio dopo tanto rumore, e di pace dopo tanta guerra ». 

Il respiro di D’Annunzio sembra impregnare ogni singolo oggetto, studiato nella sua allocazione, per destare nello sguardo del visitatore la curiosità di cercare oltre.

Sicuramente un luogo plasmato sul suo proprietario, defilato ma al centro dell'attenzione, lussurioso, spudoratamente provocatorio negli intenti e nei risultati, irriverente per le altrui esigenze.

Una casa che parla e racconta, un libro nel libro... magari se ci si siede e si aspetta prima o poi arriva...

Fin dall'entrata si capisce che non è un luogo comune, sette gradini cheportano a un pianerottolo con due porte poste una di fronte all'altra, che conducono entrambe a due “stanze” d’attesa, con significati contrapposti: l’Oratorio Dalmata (a sinistra) per gli ospiti graditi e la Stanza del Mascheraio (a destra) per gli ospiti indesiderati. Questa stanza prende il nome da una frase incorniciata sopra allo specchio ivi presente e che cita “ Teco porti lo specchio di Narciso? / Questo è piombato vetro, o mascheraio. / Aggiusta le tue maschere al tuo viso / Ma pensa che sei vetro contro acciaio”

E poi a seguire la “Stanza della Musica, del Mappamondo e della Zambracca dove D'annunzio morì per emorragia cerebrale il primo marzo del 1938, la stanza da letto o stanza della Leda”con un incipit sullo stipite della porta “Genio et voluptati” (Al genio e al piacere), la Stanza del Lebbroso, dedicata alla meditazione, con un letto, detto ‘delle due età’ perché ‘quasi culla e quasi bara;dove la salma del poeta fu collocata per le esequie private.

E così si arriva alla “Stanza dello scrittoio del monco”e se si osserva si può ancora vedere un'immagine: ecco D'Annunzio con il tagliacarte aprire una lettera... parole di donna, un leggero sorriso e poi? Poi fastidio, una busta neanche aperta gettata sul pavimento, “non è degna!”.

Una casa che è un invito ad osare sempre, alla ricerca del piacere assoluto, l'uomo per l'uomo, lo star bene all'ennesima potenza, non un bene comune ma l'edonismo lasciato a testimone dall'uomo D'annunzio.

A conclusione della visita un brindisi nei loggiati della Prioria.

 

Un plauso alla straordinaria organizzazione e all'iniziativa: “Eja, Eja, Eja, Alalà!”

L'edizione numero quindici del Garda Jazz Festival ha avuto come obiettivo quello di “enfatizzare l'idea del bisogno di musica per stare meglio con se stessi, per stare bene anche con gli altri” ed è ciò che è accaduto a Riva del Garda al Du Lac et Du Parc Grand Resort, ascoltando la musica del Claudio Filippini trio.

“Squaring the circle” è il titolo dell'ultimo album pubblicato dal pianista abruzzese, classe 1982, uscito per la Cam Jazz a maggio di quest'anno, festeggiando così i 10 anni del sodalizio artistico con la sua formazione, composta da Luca Bulgarelli al contrabassoe Marcello di Leonardo alla batteria.

In questo album il “trio Filippini”  ha voluto reinterpretare i classici del songbook americano, donando loro nuova linfa, in alcuni casi stravolgendone l'armonia e in altri arricchendoli con dell'elettronica.

L'evidente intesa dei musicisti sul palco era palpabile, il trio ha sapientemente giocato con i brani della scaletta proponendo variazioni, virtuosismi e assoli, che hanno strappato più di un applauso.

Il brano di apertura “Impressions” (J.Coltrane), nel quale Filippini ha voluto inserire una citazione a “My favorite things” (J.Coltrane), ha fatto capire da subito al pubblico in sala, che il jazz è soprattutto anima e sensazioni.

Gli altri brani, tratti dall'ultimo album, sono scivolati in una atmosfera magica come “Round Midnight” (B. Hanighen – T. Monk – C. Williams), “Stolen Moments” (O. Nelson),”Jitterburg Waltz “ (F. Waller) e da composizioni dello stesso Claudio Filippini:“Landscape” - album “Facing North” (Cam Jazz/Gennaio 2013); e “Il Fiore purpureo”, “Coralli”, “The beast instinct” - album “Enchanted Garden” (Cam Jazz/Settembre 2011)

Il bis non poteva mancare con la bellissima “Flying horses” sempre tratta dall.album “Enchanted Garden” del 2011.

Una serata che ha lasciato il pubblico con le emozioni profonde che solo la musica dei grandi artisti sa dare.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ogni anno a San Lorenzo rivivono le "Notti magiche a Campo", serate musicali che aggiungono magia alla magia di un borgo antico e di un periodo già di per sé incantati.

Organizzata con dedizione e successo dal CTG, Centro turistico giovanile di Brenzone, la rassegna ha proposto ieri sera l'emozionante spettacolo di Gino Paoli e Danilo Rea, dal nome "Due come noi che...". - ...Che amano la musica, una delle arti che più emozionano - introduce Paoli spiegando quei puntini di sospensione, per poi raccogliere nello stesso sentimento il pubblico dell'anfiteatro naturale, con ventun brani scelti tra i suoi classici e altri capolavori della canzone popolare, riarrangiati nello spirito jazz e della musica leggera.

Una musica "senza fronzoli, senza proiezioni", come la vive Paoli, quasi immobile sul palco, la sigaretta tra le dita, lo sguardo serio quasi imbronciato: è un poeta, la cui forza sta nell'intima interpretazione e asciutta teatralità.

Questa sera seconda "notte magica": allieterà la veglia alle stelle cadenti l'orchestra Mosaika, ensemble di 30 e più elementi di origine, lingua e cultura diverse, diretto dalle sapienti mani dei maestri Marco Pasetto e Tommaso Castiglioni. Il progetto musicale presenterà brani e sonorità dal Mondo, provando come l'integrazione tra culture possa essere non solo concretamente possibile ma anche generatrice di arte e bellezza.

Inizio concerto alle 21:30. Per arrivare si sale a piedi per una ventina di minuti lasciando l'auto a Brenzone. All'arrivo a Campo, vi accoglierà l'organizzazione con la biglietteria e stand gastronomici. Si consigliano abbigliamento e scarpe sportive, munirsi di torcia e di qualcosa per sedersi sull'erba.  

Come dice Gino Paoli, la Poesia, prima che un testo scritto o una canzone, è un modo di vedere le cose. Salire a Campo, sulla pendice del Baldo immersi tra gli ulivi mentre il cielo imbrunisce sul Garda, è senz'altro una via privilegiata per incontrarla.

Informazioni e contatti: Associazione Pro Loco Per Brenzone 045.7420076

Scaletta “Due come noi che”:

Una furtiva lagrima

Time after time (Lucky to be loving you)

O Sole mio

Sapore di Sale

Un addio

Io che amo solo te

-Medley pianistico-

Vedrai vedrai

Il nostro concerto

La gatta

Fingere di te

Che cosa c'è

Letra de como fue

Sassi

Que reste t'il de nos amours

Vivere ancora

Albergo a ore

Reginella

Il cielo in una stanza

Bis:

Una lunga storia d'amore

Senza fine

Ti lascio una canzone

Siamo ormai tutti ben abituati a vedere il “Mondo dall'alto”, con un semplice scroll del mouse in quella diavoleria di Google Earth. Immaginiamo per una volta di arrivare così in alto, tanto da poter vedere Australia Europa e America in un colpo solo, ma con gli occhi dell'anima. E grazie alla Musica.

 

Tutto ciò è potuto accadere all'Anfiteatro del Vittoriale nell’ultimo appuntamento live di Tener – A - Mente 2015 con John Butler Trio.

 

Oltre due ore di concerto, bellezza pura di suono e di intenti. Fondono e plasmano insieme sonorità australi e boreali, la forza della tradizione rurale con il meglio della musica anglosassone.

John alterna le sue chitarre acustiche ed elettriche, con banjoukulele e lap steel. I brani sono melodici e ritmati, cantati o solo strumentali, e che sia country, o rockceltic o bluesreggae o folk in 6/8, è la magia bluegrass che zampilla in tutto il repertorio, squillante, ricco e pieno di vitalità.

 

Il cantautore si scusa di non sapere l'italiano ma è consapevole che la sua musica andrà ben oltre alle parole. Accade così che ci si trovi a viaggiare nel tempo e nello spazio, attraversare le stagioni, “surfare” un'onda dell'oceano, o sorvolare lande e praterie. Cieli immensi, il sole e il buio, l’arsura e il temporale, tutti gli elementi naturali sono a portata di immaginazione.

Completano il trio Grant Gerathy (batteria, percussioni e voci) e Byron Luiters (basso, contrabbasso, tastiere e voci).

 

Caratteristica costante è la ricerca di tutte le molteplici declinazioni del suono, ma sempre con gusto e totale padronanza dell’effetto, che anche nei momenti di maggiore energia e intensità non perde mai di misura e definizione.

 

Standing ovation sulla scia di Ocean, solo strumentale di 12 minuti sulla 12 corde. Le potenzialità dello strumento e del pensiero si inseguono e si scoprono a vicenda. Non è più tecnica. E' sperimentazione libera e mai caotica, il virtuosismo si eleva alla pura emanazione di gioia.

 

Stupisce ed emoziona in una serata straordinaria grazie alla location del Vittoriale e l’organizzazione sempre perfetta.

 

 

La scaletta: 

 

Cold Wind

Mystery Man

Better Than

Anything

Bullet Girl

Fire In The Sky

Used To Get High

Pickapart

Ocean

Blame It On Me

Grooving Slowly

Ragged Mile

Don’t Wanna

Zebra

 

Bis: 

Losing You 

Funky Tonight 

Livin’ In The City

 

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