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La suggestiva cornice del Teatro Romano è stata travolta da un'onda anomala di nome Patty Pravo, che ha scelto Verona per chiudere il tour estivo ".....La cambio io la vita che...".

Un concerto particolare, organizzato da Azzurra Music nota etichetta discografica, che ha visto nella prima parte la Ragazza del Piper, accompagnata dall'Orchestra dei Colli Morenici diretta da Mauro Ottolini, cantare brani di Leo Ferrè "Piccino", "Col tempo" di Jaques Brel "Canzone degli Amanti" (testo italiano di Sergio Bardotti e Duilio Delprete), "Non andare via" (adattamento in italiano di Gino Paoli di "Ne me quitte pas"), "A Modo mio" cover di My Way di Frank Sinatra, "Tutt'al più" (Franco Migliacci e Piero Pintucci, "Dove andranno i nostri fiori" cover di Where Have All The Flowers Gone? scritta dal cantautore statunitense Pete Seeger e interpretata da Marlene Dietrich.

Il la al concerto è stato dato dalla cantante che, con voce fuori campo, ha recitato la prima strofa di "Concerto per Patty" per poi accedere sul palco serafica ed eterea, in abito nero, capelli raccolti.

Patty Pravo è prima di tutto un'icona, l'accordo con l'orchestra non è tra i migliori, i maestri compensano qualche indecisione della cantante, ma alla fine del brano il pubblico, che ha riempito ogni angolo del Teatro Romano, in maggioranza una versione “over-fan”, è in delirio da standing ovation, perchè ormai è amore vero quello che lega la cantante al suo pubblico, che le dedica proclami chiamandola sempre “Nicoletta”.

Una sistemazione non molto felice del palco, ha impedito a metà del pubblico di vedere “Patty”, coperta dalla postazione del maestro Ottolini, che con intelligente goliardia, ogni tanto girovagava per il palco.

La seconda parte ha visto una Patty Pravo sicuramente più a suo agio nei brani, tanto da sfoggiare una voce che inizialmente sembrava non le appartenesse più.

La Ragazza del Piper è sfrontata nel parlare con il pubblico, che ora la può ammirare in toto, perchè il palco è tutto suo e della band.

I pezzi proposti sono ormai nel “dna” della cantante e dei presenti: "La Bambola" (1970 -Ruggero Cini-Franco Migliacci- Bruno Zambrini), "Se perdo Te" (1967 - cover del brano The Time Has Come - Paul Korda e tradotta in italiano da Sergio Bardotti), "Orient Express" (2004 - Nicoletta Strambelli-Edoardo Massimi-David Gionfreddo-Claudio Clementi), "E dimmi che non vuoi morire"  (1997 - Vasco Rossi testo e Roberto Ferri-Gaetano Curreri musica), "La Viaggiatrice - Bisanzio" (1989 - Paolo Dossena-Patty Pravo-Tony Carnevale), "Cieli Immensi" (2016 - Fortunato Zampaglione), "Nuvole" (2016 - Gianni Skip), "Pensiero Stupendo" (1978 - Ivano Fossati-Oscar Prudente), "Pazza Idea" (1973 - Maurizio Monti-Giovanni Ullu-Paolo Dossena).

Ovazione da stadio alla fine del concerto, perchè al suo pubblico non importa se le esecuzioni non sono state perfette, Nicoletta è Nicoletta.

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L'“Usignolo d'America” ha ora i capelli bianchi e una bellissima voce ruvida che domenica ù sceglie di condividere con il pubblico del Teatro Romano di Verona, prima tappa italiana del suo tour d'addio alle scene musicali.

Joan Baez, l'attivista-cantante degli anni della contestazione made in U.S.A., dice di essere stanca di tour mondiali eppure il suo ultimo album parla del mondo di oggi, di migranti e di piccole-grandi paure. 

E' la Joan Baez di sempre quella che dal palcoscenico veronese parla, cantando: il silenzio del pubblico al suo ingresso parla da sé e anticipa perfettamente l'intensità che lo seguirà.

Perfetta per rompere il ghiaccio la cover di un pezzo di Bob Dylan “Don't think twice it's alright”, brano a cui le si accredita la miglior interpretazione ma è solo con l'introduzione di “God is God” (brano di un suo album del 2008) che si comincia a scoprire di più della donna di Woodstock: “credo nelle profezie e nei miracoli”, dice. 

Eppure poi è dietro a un altro storico brano di Dylan che si trincera e che ottiene la fiducia del pubblico: “Farewell Angelina” apre così la strada alle canzoni del suo nuovo album “Whistle Down the Wind”, frutto di collaborazione con grandi autori come Tom Waits e Josh Ritter (sua “Silver Blade”).

Le sonorità folk prevalgono anche grazie alla bravura del polistrumentista Dirk Powell (piano, banjo, basso acustico, voci, chitarra) e - là dove non arriva la voce della nuova Joan Baez - arriva la bravissima back vocals scelta appositamente dall' “Usignolo”, che non ha paura di ammettere che le sue capacità vocali sono cambiate e peggiorate.

Prima delle sue consuete cover di “C'era un Ragazzo”, “Un mondo d'amore” e di “Me and Bobby McGee” (resa celebre da Janis Joplin), il momento più intenso è riservato a “Deportee”, brano del 1971 mai così attuale.

Uno strano addio quello di Joan Baez a Verona Folk 2018: l’”Usignolo” dall'ugola ruvida porta

ancora messaggi per il mondo.

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Nella splendida e suggestiva cornice dell'Anfiteatro del Vittoriale, il penultimo appuntamento dell'ottava edizione del Festival del Vittoriale: Tener-a-mente, ha visto salire sul palco la cantautrice e chitarrista britannica di origini italiane Anna Calvi (Twickenham 24/09/1980).

Anna Calvi debutta nel 2011 con l'omonimo album definito "una magistrale scomposizione di desiderio e amore", nel quale la voce e la sua chitarra Stratoscaster fanno da padroni, Domino Records, rendendola celebre e incoronandola come "la nuova musa made in UK"

Nel 2013 esce il secondo album "One Breath", ricevendo 4 stelle dalla rivista MOJO e ottime recensioni da Q, Uncut e The Guardian, dove la cantautrice esprime maturità ed una consapevolezza dei propri mezzi espressivi.

Una voce potente e graffiante quella dai Anna Calvi, quasi prepotente, che ha saputo trasportare, fin dall'inizio, il pubblico nel suo mondo, con il primo singolo estratto dall'ultimo album, il terzo, "Hunter"- Domino Records, "Don't Beat The Girl Out Of My Boy".

Brano che la stessa Anna afferma: "racconta la felicità come atto di ribellione, la libertà di identificarsi in ciò che più ci aggrada, senza restrizioni dalla società"

Sicuramente un'altra tappa della maturità raggiunta dall'artista, che, abbandonato ogni genere di conformismo, punta all'annullamento di qualsiasi distinzione nel segno della libertà più assoluta.

Un concerto, nel quale, le influenze artistiche del passato della cantautrice si sono avvertite, ma assorbite dalla personalità di Anna Calvi, che ha saputo prendere possesso del palco con la propria musica.

Un'edizione quella di Tener-a-mente 2018 che ha visto incrementare ulteriormente il pubblico da tutto il mondo, grazie ad un cartellone con un'offerta artistica ricca e di qualità.

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Quando lo scorso 25 luglio saltella sui gradini del Vittoriale per salire sul palco di Tener-A-Mente 2018, Marcus Miller trova il suo pubblico, quello caldo e rumoroso che lo segue anche nella sua ultima avventura discografica: dopo Afrodeezia, il bassista newyorkese vincitore di due Grammy Awards è in Italia con il suo nuovo Laid Black, produzione Blue Note che sembra fotografare liberamente tutte le influenze moderne della musica nera: trap, hip-hop, funky.

La stessa storica casa discografica la definisce un'opera “genre-defying”, dove la morbida potenza dell'R&B si alterna a brani che parlano la lingua del southern hip-hop.

Il gran Maestro di Cerimonia è sempre lui: per due ore Marcus Miller dirige i suoi 4 talentuosi musicisti e la grande orchestra del pubblico, che tiene il tempo, canta, vuole alzarsi per ballare.

Sul palco del Vittoriale, Miller mescola l'acqua col vino e dopo il sound funky di Untamed, biglietto da visita dell'ultimo album, ripropone Papa was a rollin' stone, lasciando lo spazio che serve al virtuoso batterista Alex Bailey per farsi amare dal pubblico presente.

Dopo il funky di Detroit, Miller trova l'occasione di esaltare anche il sassofono del fedelissimo Alex Han e la tromba di Russel Gunn, che si faranno ricordare per il dialogo in Amandla (brano composto e arrangiato per Miles Davis nel 1989).

Trip trapfa muovere a tempo le teste dei fan e li prepara a canticchiare il refrain della già più conosciuta Hylife (dall'album Afrodeezia).

Prima di Tutu”, brano dell'omonimo album che fece guadagnare il Grammy a Miles Davis nel 1987, Miller abbandona il suo Fender Jazz per imbracciare il clarinetto basso: sulle note di Preacher's kid commuove il racconto del padre organista nella chiesa di quartiere e morto qualche mese prima.

La manifestazione Tener-A-Mente 2018 prosegue con Anna Calvi (30 luglio) e Yann Tiersen (21 luglio).

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Dopo due anni dal suo ultimo sold out nella stessa magica location, Pat Metheny ritorna all’anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera e apre così il suo tour italiano dopo aver toccato già Portogallo, Spagna e Germania.

Due ore e mezza di vecchi successi rivisti e brani nuovi, composti appositamente per l’inedito ensemble di giovani musicisti che lo sta accompagnando lungo l’Europa: la fedele contrabbassista Linda May Han Oh, il virtuosissimo batterista Antonio Sanchez e il pianista Gwilym Simcock.

Attenti e rigorosi, sono un tutt’uno con le quattro chitarre usate da Metheny durante il concerto e sembrano conoscere alla perfezione ogni intenzione del genio del Missouri, che si affianca ad ognuno di loro in tre lunghi duetti finali ad esaltare il virtuosismo del singolo.

Il repertorio è quello della Pat Metheny Group, ben alternato a brani di Bright Size Life (allora registrato con Jaco Pastorius e Bob Moses) e Secret Story, album in cui il chitarrista è anche compositore e arrangiatore.

E anche se Metheny si ama considerare più interessato al lirismo che ai virtuosismi, non pochi sono i momenti di inarrivabile espressione tecnica e così, in duo con la precisissima contrabbassista australiana di origine malese, ripropone al pubblico del Vittoriale il “dialogo” chitarra-basso di Question and Answer.

Quello del quartetto di mercoledì 18 luglio è un concerto voluto per il gusto di suonare dal vivo: forse in autunno arriverà a essere un album ma niente di sicuro. “Un giorno credo che mi trasferirò qui”, dice Metheny a un pubblico di fedelissimi, che - trasportati dalle note amiche di Last Train Home - accettano di buon grado il divieto dell’artista di usare telefoni cellulari per qualsiasi scopo durante l’intero live.

La rassegna del Festival Tener-A-Mente continuerà al Teatro del Vittoriale di Gardone con Vinicio Capossela (21 luglio), Norah Jones (24 luglio), Marcus Miller (25 luglio), Anna Calvi (30 luglio) e Yann Tiersen (31 luglio).

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Dopo il grande successo della scorsa stagione ritornano le pungenti micro-riflessioni in poesia de "La Solitudine della Terra". Da Berlino Edoardo Laudisi, poeta, storyteller e writer lancia punti di riflessione della durata di 1 minuto c.a. con l'ausilio di Maurizio Mongiovi, sound designer d'eccellenza. Tutte le sere dopo le 22:00 Su Radio Garda Fm. 

 

La Solitudine della Terra 

Slegata dai sensi originari, la mente dell'uomo non riesce a immaginare oltre le categorie della ragione che stringono come gabbie. Svaniscono le tracce che legano agli eterni, trionfa il calcolo speculativo, cresce, inesorabile, la solitudine della terra.

 

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Un’apertura di tutto rispetto quello della quattordicesima edizione di Note in Villa 2018, manifestazione organizzata dall’Associazione Amici della Musica in collaborazione con il Comune di Castelnuovo del Garda.

E’ toccato a Vanessa Tagliabue Yorke inaugurare lo scorso giovedì 28 giugno il primo dei cinque eventi musicali che anche quest’anno verranno ospitati nelle belle ville e corti storiche del territorio: a Palazzo Cossali Sella, la cantante e poliedrica artista era accompagnata dai musicisti che da due anni sono con lei nel progetto dedicato alla figura di Annette Hahnshaw (il clarinettista Francesco Bearzatti, il trombonista Mauro Ottolini e il pianista Paolo Birro,anche co-ideatore insieme alla Tagliabue del disco “We like it hot”).

Scongiurando la pioggia e schivando i moscerini, la Tagliabue Yorke ha ricostruito filologicamente il contributo di Annette Hahnshaw alla musica jazz degli anni Dieci e Venti, restituendolo al pubblico di Note in Villa con la sua voce calda e sicura: da “Am I blue” a “Little white lies” passando per il ritmo black bottom di “Don’t take that black bottom away” e a ballad come “Moon song”.

L’edizione 2018 di Note in Villa, sotto la direzione artistica del Maestro Emir Saul, prosegue alle ore 21:15 di tutti i prossimi quattro giovedì di luglio: giovedì 5 luglio alla Corte Fenilon della frazione di Oliosi con il tributo di Anthony Roccolano a Pino Daniele, giovedì 12 luglio a Corte Castelletti di Cavalcaselle con il folklore sudamericano dei Pampa Brass Quintet, giovedì 19 luglio a Villa Borgognoni-Tommasi (Sandrà) con la Ziki Paki Band e il suo varietà anni Venti. La rassegna chiuderà giovedì 26 luglio a Villa Tantini (Oliosi) con la Eusebio Martinelli Gipsy Orkestar.

 La diretta radio delle cinque serate è a cura di Radio Garda Fm, media partner di Note in Villa 2018.

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Appuntamento ormai consolidato con L'Estate Teatrale Veronese, è il Verona Jazz Festival, rassegna organizzata dalla Imart - International, Music and Arts,  che vede quest'anno battezzare la 45° edizione.

Il Verona Jazz Festival 2018 al Teatro Romano, ha ospitato nomi noti del panorama musicale italiano e internazionale, come Paolo Fresu e Chano Dominguez, Peter Cincotti, Gianluigi Troversi e Gianni Coscia, Massimo Ranieri, Dave Holland Trio, cercando di coinvolgere non solo gli appassionati del genere ma anche di avvicinare un target di pubblico diverso.

Dopo i sold-out del tour di dicembre, Peter Cincotti torna in Italia proprio sul palco del Verona Jazz Festival 2108 in un escursus musicale dalle origini fino al nuovo album "Long Way From Home" uscito a ottobre 2017.

Cantautore e pianista, nasce a New York nel 1983 da una famiglia di origini italo-americane.

L'album d'esordio raggiunge la vetta della classifica jazz Billboard. Un percorso musicale che lo ha visto collaborare con artisti di vario genere da Andrea Bocelli a David Guetta.

L'ultimo album "Long Way From Home", ha visto “luce” dopo due anni di lavoro ed è stato scritto, arrangiato e prodotto dallo stesso Cincotti. E' sicuramente la produzione più intima del musicista e influenzata dai ritmi pop "Mai prima d'ora ho usato il pianoforte in questo modo. Alcuni anni fa ho iniziato ad avere delle idee per un album che portasse un pianoforte più attivo, più ritmico nel paesaggio della musica moderna".

Il concerto ha visto alternarsi di ballads a ritmi pop con richiami alle sonorità blues e jazz, particolarità della scrittura musicale di Cincotti, che lo fa apprezzare a un vasto pubblico.

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Il la dell'Estate Teatrale Veronese 2018, nella splendida cornice del Teatro Romano, è stato dato dalla sesta edizione del Rumors Festival - Illazioni Vocali 2018.

Manifestazione incentrata sulla voce e alle sperimentazioni vocali, organizzata da Imart - International Music & Arts, direzione artistica di Elizabetta Fadini, inaugurata il 31 maggio con la cantante israeliana Noa, che ha presentato brani del nuovo album "Love medicine".

Un duo d'eccezione quello formato da Peppe Servillo, cantante, attore cinematografico e teatrale,frontman degli Avion Travel e Danilo Rea, uno dei pianisti jazz italiani più apprezzati al mondo, che con "Io te vurria" hanno fatto omaggio alla musica e alle canzoni della tradizione napoletana in chiave jazz.

Peppe Servillo, perfetto istrione dall’ intensa interpretazione, spiega e interpreta i testi più poetici della canzone tradizionale napoletana: Murolo, Carosone, Bovio e particolare tributo a Domenico Modugno con"Tu si 'Na Cosa Grande".

"Je Te vurria Vasà", "Reginella", "Era De Maggio", "Dove sta Zazà", "Te voglio bene assaje", "Monastero 'e Santa Chiara" si susseguono, mentre il pubblico segue le note e canta, come in una festa, le arie più belle dalla canzone italiana nella notte lungo l’Adige.

Ultimo appuntamento della manifestazione il 25 giugno con Steven Wilson, chitarrista e produttore prog-rock, con "An evening with".

Organizzazione perfetta.

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Radio Garda Fm in collaborazione con la Nomad Film (www.nomadfilm.it) e P.F.A. Films dal 21 giugno 

presentano

L'AFFIDO - UNA STORIA DI VIOLENZA 

 

74. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

 Leone d'argento- Premio per la migliore regia

Leone del futuro - Premio Venezia Opera Prima "Luigi De Laurentiis"

Un esordio fuori dal comune – Le Monde

 

Un cast perfetto – Libération

Un debutto impressionante – The Hollywood Reporter

L'AFFIDO - UNA STORIA DI VIOLENZA

(Jusqu'à la garde)

un film di

Xavier Legrand

con

Denis Ménochet, Léa Drucker

Thomas Gioria, Mathilde Auneveux

distribuzione

Nomad Film Distribution e P.F.A. Films

***

SINOSSI

Dopo il divorzio da Antoine, Myriam cerca di ottenere l’affido esclusivo di Julien, il figlio undicenne.

Il giudice assegnato al caso decide però per l’affido congiunto. Ostaggio di un padre geloso e

irascibile, Julien vorrebbe proteggere la madre dalla violenza fisica e psicologia dell’ex coniuge. Ma

l’ossessione di Antoine è pronta a trasformarsi in furia cieca.

Accolto con entusiasmo dalla critica internazionale, premiato con il Leone d'argento per la migliore

regia e il Leone del Futuro come migliore opera prima all’ultima Mostra di Venezia, L'affido - Una

storia di violenza è un film che – come spiega il regista – “rivela la violenza sotterranea, le paure taciute, le

minacce sommesse” vissute ogni giorno da migliaia di donne, in tutto il mondo.

***

IL FILM SARA' PROIETTATO IN PRIMA VISIONE NAZIONALE NELLE SALE:

ALBEROBELLODEI TRULLI ARENA
BICOCCAUCI
BOLZANOCAPITOL
CAMAIOREBORSALINO
CASTELLANA GROTTEMILLELUCI
FIRENZESPAZIO UNO
FIUMICINOP.LEONARDO UCI
GENOVAAMERICA
MESTREUCI
MONCALIERIUCI
PADOVAMPX
PIACENZAUCI
PIOLTELLOUCI
PERUGIAPOST MODERNISSIMO
POLIGNANO A MAREVIGNOLA
PRATOCENTRO PECCI
REGGIO CALABRIALUMIERE
ROMANUOVO AQUILA
ROMANUOVO SACHER
ROMAUCI P.ROMA
SAVIGNANO RUBICONEUCI
SERAVEZZA SCUDERIE GRAN DUCALI
TORINOUCI LINGOTTO
TRENTOASTRA
TRIESTE GIOTTO
VILLESSEUCI GORIZIA

 

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