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Cinzia Bighellini

Cinzia Bighellini

Dalle arti marziali ai cartoons, insaziabile curiosa, ascolto il mondo che mi circonda in tutte le sue sfumature esprimendolo attraverso la scrittura, mia grande passione da sempre.

"Alla fine il nostro corpo rivestirà la bellezza dell'anima. L'anima si rivestirà della bellezza dello spirito." (Gianfranco Ravasi)

La V edizione del Festival della Bellezza, nella splendida cornice dei Giardini Giusti, per la sezione dedicata ai Maestri dello Spirito, ha visto sul palco l'attore Luigi Lo Cascio e la pianista Gloria Campaner, che hanno presentato "L'anima russa, Esenin e Rachmaninov", un reading-concerto su Sergej Aleksandrovič Esenin(1895-1925) e Sergej Vasil'evič Rachmaninov (1873-1943).

Esenin celebre poeta russo che, nonostante fosse profondamente legato alle sue radici contadine, si innamorò e sposò Isadora Duncan, danzatrice statunitense, restandole a fianco anche nelle sue tournée in Europa e negli Stati Uniti.

L'ambiente della Duncan e la barriera linguistica uniti alla lontananza sofferta minarono psicologicamente il poeta soggetto spesso a crisi di rabbia e abuso di alcolici. Il matrimonio, celebrato nel maggio del 1922, vide il suo epilogo con il ritorno a Mosca di Esenin, nel maggio 1923.

Luigi Lo Cascio, attoreconosciuto al grande pubblico per le sue interpretazioni cinematografiche nel cinema d’autore, interpreta Esenin in modo magistrale, studiando con attenzione, parole, inflessioni e stato d’animo del poeta russo. Al pianoforte Gloria Campaner, un vero talento, poliedrica e sensibile interprete che riesce a entrare nelle “ottave” Sergej Vasil'evič Rachmaninov in modo magistrale.

Due personalità difficili e combattute quelle di Esenin e Rachmaninov, simili anche nei percorsi di vita e le cui opere esigono uno studio approfondito e una interpretazione sopra le righe.

Esenin esprime attraverso Lo Cascio il rimpianto di una Russia cambiata non più vicina ai ricordi, all’ infanzia e alla famiglia, un tormentato senso di colpa per aver lasciato la sua terra come in "Ei tu Rus', amata mia", "Confessioni di un teppista", "L'uomo nero".

Un reading ben articolato che la pioggia ha interrotto a pochi minuti dal termine, le lacrime di Esenin?

Anche in questo caso organizzazione ineccepibile quella del Festival della Bellezza (IDEM)

"La bellezza non rende felice colui che la possiede, ma colui che la può amare e desiderare" (Herman Hesse)

Dal 27 maggio al 10 giugno 2018, Verona ospita la quinta edizione del Festival della Bellezza, una manifestazione che offre spunti di riflessione sulla bellezza intesa non tanto in senso oggettivo ma come espressione racchiusa nelle opere di grandi artisti.

Le locations, scelte non a caso COME il Teatro Romano, il Teatro Filarmonico e uno degli esempi più belli di giardino all'italiana Il Giardino Giusti.

Tema di questa edizione sono gli anni '60 e '70; anni di fermento culturale e artistico, con particolare attenzione al fenomeno della canzone d'autore.

Il secondo appuntamento sul palco del Teatro Romano, per l'occasione sold-out,è stato con Gino Paoli classe 1934, primo interprete della canzone d'autore che, con gli Amici della Scuola Genovese, ha dato il via al connubio tra il testo poetico e la musica,accompagnato dal Trio Kàla: Rita Marculli al pianoforte, Ares Tavolazzi al contrabbasso, Alfredo Golino alla batteria.

"Paoli canta Paoli"questo il titolo del concerto il giusto concentrato di tutta la serata.

Gino Paoli e il suo essere distaccato dal mondo pur essendone interprete dei sentimenti, un racconto malinconico di chi ha già vissuto una vita e ora non deve chiedere permesso a nessuno, sul tempo trascorso, sui ricordi che sbiadiscono e sulla consapevolezza che "di te resta cosa hai dato non quello che hai avuto".

I maggiori successi del cantante di Monfalcone, sono rivisti in chiave Jazz ed è un susseguirsi: "Cosa farò da grande", "Sassi", "Il mare, il cielo, un uomo", "Sapore di Sale", "Che cosa c'è", "In un caffè", "La gatta", "Fingere di te", "E m'innamorerai", "Un altro amore", "Vivere ancora", "Albergo a ore" (Herbert Pagani 1944-1988) "Il cielo in una stanza", "Una lunga storia d'amore", "Senza fine"; bis con "Quattro amici al bar"

Riprendendo il filo del ricordo e degli amici che non ci sono più, ha reso omaggio a Bruno Lauzi (1937-2006)"Ritornerai", Luigi Tenco (1938-1967)"Vedrai", “Il Nostro Concerto” Umberto Bindi (1932-2002).

Nota di colore della serata, la pioggia arrivata alle 22.30 che ha permesso al pubblico in platea, di avvicinarsi al palco per ripararsi, godendo in questo modo di una posizione privilegiata sino alla fine del live. Un pubblico disciplinato che ha saputo “dare” a Gino Paoli oltre che ricevere.

Organizzazione ineccepibile quella del Festival della Bellezza (IDEM).

Dal 1 febbraio al 3 giugno 2018 al MUDEC-Museo delle Culture di Milano è possibile visitare l’intensa retrospettiva dedicata all'artista giudicata da alcuni come la più grande pittrice del Novecento: Frida Kahlo (1907 - 1954).

"Frida. Oltre il mito" non è solo la celebrazione dell'artista messicana, ma una mostra che propone una nuova visione della pittrice.

Mostra-evento, così è stata definita dagli addetti ai lavori, in quanto in un'unica sede espositiva, sono esposte opere provenienti dalle due più importanti e ampie collezioni di Frida Kahlo al mondo: il Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection, con il contributo di prestigiosi musei internazionali che hanno prestato dei capolavori mai visti in Italia.

Valore aggiunto della mostra, l'Archivio, rinvenuto nel 2007, a Casa Azul de Coyoacán, l'abitazione nativa e dove Frida, ha poi vissuto con Diego Rivera suo “amore pigmalione”, celebre pittore muralista, oggetto di un certosino lavoro di studio del curatore della mostra: Diego Sileo.

Una vita travagliata quella di Frida, profondamente segnata dalla sofferenza fisica fin dalla nascita, affetta da spina bifida, inizialmente scambiata per poliomielite, ebbe una svolta drammatica il 17 settembre del 1925 con l'incidente in cui rimase vittima riportando gravi ferite che, nonostante i ripetuti interventi chirurgici, minarono per sempre il suo corpo, costringendola a lunghi periodi di immobilità a letto.

Proprio il rapporto ossessivo con il proprio corpo compromesso, è il filo conduttore delle opere di Frida Kahlo;  lei stessa è manifesto delle sue paure, del dolore, unito a quello dell’ incapacità di portare a termine una gravidanza. Un dolore profondo che si trasforma in uno sfrontato cinismo.

Una donna profondamente legata alle sue origini, al folclore della propria terra, alla politica, tanto da riconoscere come proprio anno di nascita quello della rivoluzione messicana del 1910.

Osservare un quadro di Frida non è assorbire una sofferenza, ma un'immersione dell'essere umano nelle sue fragilità, nei suoi istinti più carnali. Non è una donna per le donne, ma un'esibizione del proprio essere, come nelle idee politiche e sociali, così come l'artista le ha vissute. Una condivisione della sofferenza quasi terapeutica.

"Hanno pensato che fossi una surrealista, ma non lo ero. Non ho mai dipinto sogni. Ho dipinto la mia realtà" (Frida Kahlo)

Una mostra a 360° alla scoperta del mondo e della cultura di Frida Kahlo, con conferenze, eventi dedicati, letture dei diari e lettere scritte dall'artista a Diego Rivera, al Messico di Frida con le tradizioni precolombiane a lei care.

Partita il 16 novembre 2017 la mostra internazionale multimediale Van Gogh Alive - The Experience, ospitata al Piano Nobile del Palazzo della Gran Guardia, a Verona, ha ottenuto un grande successo tanto da vedere prorogata la data di chiusura dal 28 gennaio al 2 aprile 2018.

La mostra dedicata al celebre pittore, precursore dell'arte moderna, è un'esperienza non solo visiva e sensoriale ma un viaggio all'interno dell'uomo: Van Gogh.

Van Gogh è il pittore degli stati emotivi, del colore, della forma non forma, della simbiosi tra l'artista e l'arte.

La mostra prodotta da Grande Exhibition e Ninetynine, in collaborazione con il Comune di Verona, offre un percorso espositivo incentrato nel decennio più produttivo dell’artista, tra il 1880 e il 1890, anno della morte, in un virtuale viaggio da Parigi a Saint-Rémy ad Auvers-sur-Oise, nei luoghi che furono fonte di maggior ispirazione.

L'immersione visiva è totale grazie a più di 3000 immagini raffiguranti i quadri di Van Gogh, proiettate a pieno schermo grazie alla tecnologia SENSORY4™, 50 proiettori ad alta definizione e grafica multi canale.

Un'esperienza resa ancora più viva dall'effetto audio surround da una scelta musicale raffinata che accompagna lo scorrere delle immagini: Vivaldi, Ledbury, Tobin, Lalo, Barber, Schubert, Satie, Godard, Bach, Chabrier, Saint Saëns, Handel.

Una mostra non mostra, un nuovo modo per avvicinare un target di pubblico sempre più ampio al mondo dell'arte e alla scoperta degli artisti, che hanno saputo dare voce alla loro “poesia” attraverso la pittura.

La rassegna Classici del Teatro Camploy di Verona, ha come mission quella di valorizzare artisti eccellenti che hanno saputo creare un connubio innovativo tra musica classica e moderna.

E’ Remo Anzovino compositore e pianista ad aprire la rassegna, considerato fra gli esponenti più affermati e innovativi della musica strumentale contemporanea.

Per l'occasione, il musicista friulano di origini napoletane, ha presentato e suonato il suo quinto album pubblicato nel settembre 2017 dal titolo "Nocturne" - Sony Classical, a 5 anni di distanza dal precedente.

L'esecuzione in piano solo ha visto Anzovino dare un'impronta intimista al concerto, coinvolgendo il pubblico in una sorta di viaggio interiore, nel quale le certezze acquisite vengono messe in discussione e le abitudini si connotano di un carattere unico seppur nel loro continuo ripetersi.

La costante ricerca contraddistingue l'opera dell’artista, capace di un linguaggio musicale trasversale ed emozionale al tempo stesso, un viaggio multisensoriale che trasporta naturalmente l’ascoltatore verso l’inconscio.

L'album "Nocturne" è stato registrato tra Tokyo (JVC Victor Studio, Londra (Abbey Road), Parigi (Les Saint German) e New York (Brooklyn Recording) conferendo all'opera un'essenza cosmopolita.

Nella scenografia minimalista, un pianoforte, monitor sagomanti e fumo artificiale, il titolo di ogni brano appariva visibile su un totem luminoso: "Manhattan 5 am", "Canto alla durata", "Estasi", "Nocturne in Tokyo", "Cammino nella notte", "Galilei", "Miss You", "Storm", "Empty House", "Igloo", "Hallelujah" "Universi" "I'm not leaving", "Isgtanbul", "Valse pour une femme", "No smile (Buster Keaton), "Still Raining", "The stars", il bis "Tabù" e "Metropolitan".

 Le scelte artistiche del Teatro Camploy si distinguono, come sempre, per la loro eccezionalità e organizzazione.

Un cuore grande ha riscaldato l'aria novembrina dei veronesi dal 3 all' 8 novembre, quello dei volontari dell'associazione per l'Assistenza Domiciliare Oncologia Onlus, che ha celebrato i 25 anni dalla nascita con una serie di eventi, terminati in concomitanza della Giornata nazionale contro la sofferenza inutile delle persone inguaribili promossa dalla Federazione Cure Palliative.

Evento conclusivo dei tre giorni della manifestazione è stato il concerto a ingresso libero al Teatro Ristori, che ha visto come guest star la cantautrice Nada con il progetto musicale in tour "Parole che si cantano anche", accompagnata al piano da Julian Barret; una reinterpretazione dei brani più famosi come: "Sul porto di Livorno" di Piero Ciampi, "Ma che freddo fa" di Franco Migliacci, "Amore disperato" di Gerry Manzoli e Varo Venturi, "Guardami negli occhi", "Luna in piena" e "Senza un perchè" di Nada Malanima.

Ennio Rega, uno dei più eclettici cantautori e compositori italiani, di origini salernitane ma romano d'adozione ha aperto il live con il suo stile inconfondibile, regalando al pubblico un assaggio di musica autorale sui generis.

Ennio non vuole solo raccontareil quotidiano o il divenire articolato e complesso della società contemporanea, ma sbattere con violenza una porta, quasi a scuotere gli animi e i pensieri.

Quattro sono stati brani, tratti dall’ultimo album "Terra sporca": "Ballata di zecche e pidocchi", "Il condominio delle insegnanti", "Non ti ho mai fatto un regalo", "La strada per Celia" cantata in duetto con il mezzosoprano Lucrezia Venturiello,promessa della lirica efiglia dell’artista.

Di seguito Vanessa Tagliabue Yorke, accompagnata da Enrico Terragnoli alla chitarra e da Maria Vicentini al violino e viola, cantante jazz creativa e sperimentatrice dei linguaggi sonori, che ha proposto una versione molto sentita “Almeno tu nell'universo" - Bruno Lauzi/Maurizio Fabrizio e brani del proprio repertorio.

 

Una bella serata per celebrare i 25 anni di ADO Verona, per ribadire l'utilizzo delle "cure palliative come approccio per dare al malato dignità e sollievo in ogni fase ultima della vita" e promuovere la conoscenza delle cure palliative attraverso anche la formazione dei medici.

La terza edizione di Hostaria Verona non ha sicuramente disatteso le premesse e anche quest'anno nei giorni dal 13 al 15 ottobre, il cuore di Verona ha accolto con numeri da record oltre 30.000 presenze italiane ed estere.

L’edizione 2017 del festival è stata in onore di Giorgio Gioco, noto ai più come cuoco del famoso ristorante 12 Apostoli, illustre personaggio della città che nel tempo è stato ambasciatore e promotore della cucina locale e dei prodotti del territorio.

Un programma denso di appuntamenti, non solo legati all'approfondimento sulla cultura del vino e l'enogastronomia ma anche all'intrattenimento: dalle proposte musicali con DJ set classico, lirico e folk, agli spettacoli teatrali e ai momenti di poesia.

Oltre 150 tipi di vino dell'eccellenza dei territori, del Valpolicella, del Custoza, del Bardolino, del Lugana, del Soave, dell'Arcole Doc e del Durello, lungo un percorso di tre chilometri, da Castelvecchio, Via Roma, Piazza Bra, Piazza dei Signori, Cortile Mercato Vecchio e Lungadige San Giorgio

Una manifestazione che vuole guardare anche all'impegno e alla promozione delle nuove imprese, a simbolo la consegna del premio "Futuro in Campo - Credit Agricole per l'agricoltura sociale" alla Fattoria Margherita di Oppeano (VR), nata dalla volontà di un gruppo di giovani agricoltori legati al territorio, che hanno fatto una scelta consapevole di coltivare la terra dando vita a una fattoria multifunzionale, attorno alla quale, oltre all'attività agricolo biologica, si stanno sviluppando altre attività con funzioni sociali, produttive e didattiche

La terza edizione di Hostaria non è stata soltanto annaffiata dal vino ma anche dalla birra con la partecipazione di selezionatissimi birrifici artigianali, prodotti sempre più presenti nelle moderne osterie. Gli espositori dislocati nell’area pedonale del Parco Cesare Lombroso, sul lungadige tra il ponte Garibaldi e ponte Pietra costeggiando la chiesa di San Giorgio, sono stati i protagonisti della parte serale della manifestazione, con un dopo-Festival ricco di appuntamenti.

Tra i marchi di birre da degustare spiccavano i nomi di Batzen bräu (BZ), Birra Mastino (VR), Mister B Brewery (MN), Birrificio Manerba e Birrificio B2o (VE).

Da non dimenticare i laboratori e degustazioni guidate di un altro prodotto del territorio come il formaggio Monte Veronese,.

Un festival dei sapori e dei profumi che punta a diventare uno degli appuntamenti di maggiore interesse nel panorama italiano.

Una manifestazione resa accessibile a tutti con Hostaria accessibile, servizi di ospitalità dedicati alle persone con handicap motorio e tour guidati lungo il percorso del festival per persone non udenti.

Un altro successo dell'organizzazione di Hostaria che ha saputo coordinare anche l'aspetto dell'ordine, della sicurezza, garantendo una manifestazione all'insegna del divertimento. 

Ultimo appuntamento della tredicesima edizione del Verona Folk 2017 al Teatro Romano di Verona: Inti-Illimani Historico.

Il gruppo storico, costituitosi nel 1967 a Santiago del Cile, è considerato, a livello internazionale, simbolo e punto di riferimento del movimento musicale conosciuto come "la nueva cancion chilena".

Gli Inti-Illimani sono saliti alla ribalta delle cronache quando, dopo le tournée in Sud America, nel 1973 arrivano in Europa e precisamente in Italia dove viene riconosciuto ai membri del gruppo il diritto di asilo politico a causa del concomitante golpe miltare del settembre 1973 in Cile, con la destituzione del governo di Salvador Allende ad opera del dittatore Augusto Pinochet.

Nel corso degli anni il gruppo degli Inti-Illimani ha avuto vari avvicendamenti nella formazione sempre con elementi di alto spessore artistico, tanto che nel 2004 tre dei componenti storici, Horacio Duran con Horacio Salinas e José Seves, formano il nuovo gruppo gli Inti-Illimni Historico, a cui si sono aggiunti musicisti come Fernando Julio al basso e voce, Camilo Salinas al pianoforte, fisarmonica e voce, Danilo Donoso alle percussioni e voce, Hermes Villalobos ai fiati, percussioni e voce.

Un'occasione, il ritorno del gruppo cileno in Italia, per celebrare con la tournée "50 anni", il cinquantesimo anniversario di attività musicale e rinnovare l'amicizia tra Verona e gli Inti-Illimani nata nel lontano 06/09/1975, due anni dopo il golpe, con il concerto tenuto nella suggestiva cornice dell'Arena di Verona.

Doveroso il rimando al concerto dell'epoca per il potente messaggio di libertà e democrazia, unito all'opera che l'artista di murales Carrasco altro esule, realizzò nell'imponente scenario dell'Arena "Le bandiere cilene apparivano ovunque, gruppi di persone arrivate dai luoghi più lontani gridavano e cantavano "El pueblo unido jamas será vencido", altri appladuivano e canatavano canzoni di libertà e della resistenza italiana......." (cit."Inti-Illimani Storia e mito" di Eduardo "Mono" Carrasco - Francesco Comina, Casa Editrice Il Margine).

La musica degli Inti-Illimani non è solo il racconto di una terra e del suo popolo, ma la continua ricerca della fusione con stili differenti, tanto da essere considerata, in una recensione del Wasghington Post come "folklore in cerca di una patria".

Tutto il concerto è stato un escursus dei 50 anni di musica del gruppo, sicuramente per il pubblico più adulto anche un viaggio nella memoria storica sociale e politica del periodo, senza però essere rimasti ancorati al passato ma anzi con l’esplicita ricerca di contaminazioni e sonorità di altri paesi e l'intento di fare musica con ritmi moderni senza rinnegare le origini.

Un finale ad hoc del Verona Folk 2017 con gli Inti-Illimani Historico, che come sempre ha posto grande attenzione nelle scelte di cartellone restando fedele alla propria filosofia. 

Alla rassegna "Tener-a-mente Oltre" del Festival del Vittoriale non poteva mancare Richard Galliano, musicista, compositore e virtuoso della fisarmonica e del bandoneon (fisarmonica inventata dal musicista tedesco Heinrich Band. Indispensabile nelle orchestre di tango argentine).

La location, variata a seguito delle avverse condizioni del tempo presso il Teatro di Villa Alba, a poche centinaia di metri dal Vittoriale e il caldo non hanno deluso il “tutto esaurito”.

Da molti considerato l'erede di Astor Piazzolla, proprio da quest'ultimo, ha ricevuto l'imput di "riscoprire le sue origini francesi, portando alla luce il New Musette come Piazzolla aveva fatto con il Tango Nuevo".

Ciò che contraddistingue il lavoro di Galliano è l'unicità delle sue composizioni e interpretazioni, spaziando in per generi e stili di musica.

L'atmosfera unica che la fisarmonica riesce a creare, è resa ancora più intensa dall'impronta che Galliano riesce dare alle sue interpretazioni.

Un live che potremmo definire “Richard Galliano solo”, ancora più minimalista e profondamente intenso, che ha “donato” al pubblico emozioni e atmosfere forti, dal tango argentino alle melodie francesi e mediterranee, ai ritmi brasiliani con ballads e tocchi di valzer fino al tango Nuevo di Piazzolla.

La set list ha visto l'esecuzione dei brani: "Aria", "Chat Pitre", "Fou Rire", "Tango Pour Claude", "Barbara", "La Valse a Margaux", "Aurore", "Libertango", "Oblivion", "Sertao", "Odeon", "Lili", "Love Day".

 

Come sempre l'organizzazione del Festival del Vittoriale nonsi è lasciata intimorire dagli inconvenienti dell’ultimo minuto, dando esempio di assoluta efficienza e professionalità.

Il terzo appuntamento del Verona Folk 2017, nella cornice del parco di Villa Venier a Sommacampagna (VR),ha visto come protagonista, unica data in Veneto e registrando il tutto esaurito, uno dei maggiori cantautori italiani: Eugenio Finardi.

Il tour tributo ai "40 Anni di Musica Ribelle - Diesel Edition" rende omaggio all'album Diesel” pubblicato da Finardi nel 1977 e divenuto una pietra miliare della carriera del cantautore milanese.

 "Musicista bipolare", per definizione dello stesso Finardi, che nel corso della sua carriera, si è sempre posto in modo trasversale rispetto al mondo della musica, senza lasciarsi influenzare da dinamiche commerciali, spaziando in sonorità che vanno dal blues all' hard rock, dal folk al reggae e alle ballad acustiche, sino ai registri più sincopati di matrice jazz.

Finardi è un artista figlio del suo tempo dallo stile sempre coerente con i suoi tratti espressivi e definendo così questo nuovo progetto: “è il mio ritorno al futuro. Sono andato a scavare tra bobine, suoni, canzoni, ricordi e ho trovato l'energia che vibra nelle ossa ed entra nella pelle".  

"40 Anni di Musica Ribelle - Diesel Edition" non è solo il festeggiare un successo nel tempo, ma quello rimarcare un esempio dei più lucidi di collettivo, nel quale è stata tangibile la coesione tra il modo di suonare e  scrivere parole a quello di vivere e di essere.

Il rivivere di una generazione all'epoca unita da un'utopia, erano gli anni della Cramps fulcro e fucina di creatività ed emozioni, dove il denaro era considerato un mero strumento borghese.

Finardi e la band di giovani, ricca di energia, che lo segue ormai da sei anni, composta da Giovanni Maggiore detto Giuvazza  alle chitarre elettriche, Marco Lamagna al basso, Claudio Arfinengo alla batteria e la new entry, 21 anni di età, Maximilian Agostini alle tastiere,  hanno rapito il pubblico :  "Voglio", "Soldi", "La C.I.A." una canzone nata quasi per scherzo, "Oggi ho imparato a volare", "La Radio" nata come jingle per l'emittente Radio Milano Centrale, ora Radio Popolare, diventata poi una canzone inno delle radio libere  di allora, "Musica Ribelle" primo vero pezzo di rock italiano ("Sugo" - 1976), "Se solo avessi" ("Non gettate alcun oggetto dai finestrini" - 1975), "Le Ragazze di Osaka" ("Dal Blu"  - 1983),  "Scuola" , "Giai Phong", brano nato dopo la lettura del libro omonimo "Giai Phong! La liberazione di Saigon" scritto dal giornalista/scrittore Tiziano Terzani (1938-2004) ("Diesel" - 1977). 

E poi ancora: "Non diventare grande mai" precedutoda una riflessione sulle intuizioni che all'epoca hanno portato Finardi a scrivere il brano nonostante la giovane età, "Si può vivere anche a Milano", "Non è nel cuore" , "Scimmia" un racconto freddo e crudele sulla droga, "Zucchero"  ("Diesel" - 1977), "Un uomo"  ("Occhi" - 1996), "Patrizia" ("Finardi" - 1981).

La chiosa al concerto è arrivata con i bis: "Extraterrestre" dall'album "Blitz" - 1978, un blues tratto dall'album "Anima Blues" - 2005, Amore diverso" una bellissima dichiarazione d'amore alla figlia, nata con la Sindrome di Down ("Dal Blu" - 1983).

Nel corso del concerto Finardi ha dato spazio alla chitarra psicadelica di Giovanni Maggiore "Giuvazza", che ha presentato, due brani del suo primo album prodotto da Eugenio Finardi, di prossima pubblicazione,"Nudisti al sole" e "Ti stai cercando".

 Un grazie va a Verona Box Office, per l’impegno e l’organizzazione impeccabile della rassegna che si concluderà al Teatro Romano di Verona il 31/08/2017 alle ore 21.30 con gli Inti-Illimani Historico.

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