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Garda Events

Garda Events (95)

Gli eventi dedicati all’ arte, alla cultura, al life style, all’ enogastronomia e al territorio che Radio Garda Fm, con una cronaca dettagliata dei fatti, ha scelto di seguire per Voi. La Prima Radio del Lago di Garda… è sempre in prima fila.

Il teatro Fonderia aperta a Verona è un riuscitissimo esempio di recupero e riuso architettonico che ha trasformato la fonderia didattica di un tempo nella fucina di arte che oggi accoglie le più diverse forme di espressione.

Con lo spettacolo Musica e racconti del cinema italiano si è aperta la rassegna Vince Tempera e i suoi amici, un ciclo di serate organizzato dall’associazione ReLOVEution per rivivere alcuni capitoli della cultura italiana attraverso il racconto del celebre compositore.

Tempera ha aperto e chiuso la narrazione con La Strada di Fellini, metà anni '50, perché nel Vince bambino di allora, catturato dalle musiche di Nino Rota, riconosce la nascita del suo sogno: scrivere le musiche per i film. La presa di coscienza di questa aspirazione lo motiverà nello studio e sarà il germe di una carriera lunga l'arco di una vita.

156 posti a sedere e nessuna barriera con il palcoscenico: la scena è intima e adatta al format ideato da Vince Tempera con gli attori Roberto Totola e Marina Furlani, in cui il filo narrativo si snoda colloquiale e infila le perle della storia del cinema, alternandone le colonne sonore, eseguite al pianoforte, con la recitazione dal vivo delle scene più memorabili.

Una dopo l'altra hanno ripreso vita la suspense e l’ironia di Metti una sera a cena, la tensione di Profondo rosso, la drammaticità de Il postino, Malafemmena, Anonimo veneziano, e poi ancora i capolavori di Nino Rota per Il padrino e Giulietta e Romeo, senza dimenticare Giù la testa (regia di Sergio Leone, musiche di Ennio Morricone) e pezzi più curiosi del cinema italiano come La ballata di Fantozzi (“Barba e Bidet”…) firmata da Vince Tempera e cantata dallo stesso Paolo Villaggio.

Un film è un'opera completa e la colonna sonora ne è parte integrante: lo colora, lo caratterizza, lo rende indimenticabile. A pensarci, nemmeno il cinema muto lo fu mai per davvero. Fin dalle origini, prima ancora dell'avvento dei dialoghi, era previsto un accompagnamento musicale. Tutto questo, il Maestro lo sintetizza così: "In un film, la musica dice ciò che non si dice e mostra ciò che non si vede".

Il prossimo appuntamento con Vince Tempera vedrà la partecipazione di Flaco Biondini in un concerto in acustico del repertorio di Francesco Guccini.

Nella prestigiosa cornice del Due Torri Hotel di Verona si è aperta la rassegna JAZZ&More condotta in collaborazione con lo storico Circolo Jazz di Verona, con il Dario Carnovale Trio.

Il Trio composto da Dario Carnovale al pianoforte, Luca Colussi alla batteria e Lorenzo Conte al contrabbasso ha condotto il pubblico presente in un viaggio in crescendo, con un repertorio jazz standard sapientemente arricchito da variazioni e assoli unici.

L'esecuzione del terzo brano dedicato, dallo stesso Dario Carnovale a Marco Simoncelli, il grande pilota scomparso all’età di ventiquattro anni durante il Gran Premio di Malesia, dal titolo “58”, come il suo numero in gara, ha creato un’atmosfera di pathos nella platea.

La capacità di incanalare l'espressione di un sentimento o di un'idea in una composizione non è da tutti e Dario Carnovale, pianista, compositore e arrangiatore, è considerato "una delle più belle realtà del jazz made in Italy".

Fra gli obiettivi di JAZZ&More ci sono "fare musica di qualità" e "creare un punto di incontro sia musicale che umano dove ciascuno partecipa per dare atto all'evento" ed il Dario Carnovale Trio ha dato piena espressione di tutto ciò.

Anfitrione della serata Silvano Dalla Valentina, ideatore con Fabrizio Gaudino, del progetto JAZZ&More, il quale nel presentare la serata ha ricordato anche l'intento sociale della Rassegna con i Complementi d'arredo Solidali di Azzalea Home.

Una serata riuscita grazie alla complicità di una location perfetta per il jazz di qualità

 

  

La sera del Primo gennaio, al Teatro Nuovo di Verona, è andato in scena il balletto più famoso del mondo: Il Lago dei Cigni. Un appuntamento che in molti aspettavano per iniziare l’anno in un’atmosfera magica.

Il teatro gremiva di persone di tutte le età, da chi ricordava le vecchie rappresentazioni a chi, con occhi sognanti, non vedeva l’ora di ammirare i volteggi dei ballerini della compagnia del Ballet of Moscow. Il Balletto di Mosca “New Classical Ballet” è una giovane Compagnia privata di balletto russo fondata all’inizio del 2001 a Mosca con lo scopo di sviluppare la grande tradizione del balletto classico russo, ma anche ricercare nuove forme coreografiche.

Molti giovani e bambini sia in platea che sui palchetti e in galleria, alcuni incantati e attenti dall’inizio alla fine altri invece, molto meno predisposti, hanno poi ceduto alle braccia di Morfeo e si sono lasciati cullare dalle note di P. I. Tchaikowsky.

La romantica trama racconta la storia della principessa Odette, vittima del sortilegio del perfido mago Rothbart a cui la principessa aveva negato il suo amore, che la costringe a trascorrere le ore del giorno sotto le sembianze di un cigno bianco. La maledizione potrà essere sconfitta soltanto da un giuramento di vero amore quello che nascerà tra lei e il principe Sigfried, interpretato dal Svetlitsan Evgenii. Solista principale del Teatrodell’Opera di Lviv, Evgenii inizia gli studi all’età di 5 anni presso l’Accademia Statale di Danza per poi laurearsi a pieni voti pressi l’Accademia Statale di Ballo di Lviv nel 1998. Da quel momento la sua carriera inizia a collezionare premi e riconoscimenti fino ad arrivare nel 2015 come solista del Ballet of Moscow.

La delicatezza, la regalità e la bontà che caratterizzano Odette, sono state ben interpretate da Olga Kifiak, solista principale del Teatro di Stato di Kiev e dal 2015 solista del Ballet of Moscow, in perfetta contrapposizione con la figura di Odile, la sosia di Odette figlia del perfido mago. Ammaliatrice e ingannatrice quest’ultima ha primeggiato nel III atto attraverso virtuosismi di danza che, anche previsti dalla coreografia, sono stati ben eseguiti e apprezzati dal pubblico.

Molti applausi hanno ricevuto anche il perfido mago Rothbart e il giullare di corte pur essendo due figure secondarie, hanno saputo coniugare fisicità e virtuosismi dando ad ogni personaggio il giusto carattere, unico modo per poter trasportare lo spettatore all’interno della storia.

Gli applausi finali hanno giustamente premiato i ballerini che si sono resi portavoce di una tradizione, quella del balletto che la compagnia del Ballet of Moskow cerca di far conoscere e che considera al giorno d’oggi “un veicolo per diffondere il vero senso di umanesimo e di bellezza, mostrando nobili azioni morali che arricchiscono spiritualmente le persone”.

Cast                                          

Musiche di:  P.I. Tchaikovsky

Coreografie: M. Petipa

Solisti principali: Svetlitsa EvgeniiOlga Kifiak

Ballet of Moscow

Da sabato 14 novembre è disponibile al pubblico il rinnovato Museo degli affreschi Cavalcaselle alla Tomba di Giulietta, con un nuovo percorso espositivo che accompagna il visitatore lungo l’evoluzione pittorica parietale veronese dall’anno 1000 fino al XVI secolo.

Questa nuova apertura segue una attività di restauro e ricollocazione degli affreschi, staccati dal luogo di ritrovamento tra la fine dell’800 e la fine del 1960, e adesso accuratamente ordinati all’interno delle sale museali, rispettando la posizione realmente occupata nella sede originaria.

L’attenzione riservata a questo lavoro si può rilevare per il ciclo affrescato della grotta di S. Nazaro: la collocazione di ciascun lacerto vuole ricreare l’aspetto col quale anticamente il sacello si presentava al fedele, in una meticolosa ricomposizione effettuata grazie agli studi in collaborazione con l’Università degli Studi di Verona.

Nella sala successiva sono esposti i sottoarchi affrescati da Altichiero di Zevio su commissione di Cansignorio della Scala nel 1375, per fregiare il palazzo signorile nell’attuale Piazza Dante. In questo caso  è stata utilizzato un sistema di sospensione dei sottoarchi, un posizionamento che permette non solo al visitatore di apprezzare al meglio i ritratti dipinti degli Imperatori romani, ma anche di fornire una prospettiva realistica di come il porticato esterno apparisse agli occhi di chi guardava.

Numerosi anche gli affreschi di esponenti delle botteghe pittoriche veronesi provenienti dalle chiese di S. Eufemia e  Santa Felicita,  botteghe influenzate dallo stile di Giotto nel XIV secolo, i cui esponenti principali furono il Primo e Secondo Maestro di Zevio, il lombardo Turone di Maxio, o il Maestro del Redentore.

Seguendo un preciso ordine cronologico è possibile ammirare le opere del XVI secolo, come un grandioso Battesimo di Cristo di Francesco di Morone, proveniente dalla chiesa di S. Nazario e Celso e databile al 1517, che occupa un’intera parete della sala museale, con le raffigurazioni dei quattro evangelisti e dei loro simboli: il leone, il toro, l’angelo e l’aquila.

Presenti anche affreschi di alcuni nobili palazzi veronesi, come il maestoso fregio continuo che raffigura la Cavalcata di Carlo V e Clemente VII a Bologna nel 1530, dipinto da Jacopo da Ligozzi per la residenza della famiglia Fumanelli a S. Maria in Organo. Il fregio si estende per 30 metri, e rappresenta la volontà di autocelebrazione e adesione alla dignità imperiale e sacra della famiglia aristocratica, senza tralasciare che il soggetto scelto potrebbe allegoricamente simboleggiare il desiderio di liberazione di Verona dal dominio veneziano.

Il percorso continua con ceramiche, dipinti, bozzetti e affreschi che conservano e testimoniano come Verona fosse la “città dipinta”, con il suo straordinario numero di case affrescate, alcune tuttora visibili in piazza delle Erbe, altre purtroppo provate dalle intemperie come Palazzo Fiorio della Seta, distrutto da una piena dell’Adige il cui ciclo pittorico esterno di Domenico Brusasorzi e Bernardino India è stato salvato ed esposto al museo.

 

Un excursus che riscopre e valorizza la fiorente pittura veronese medievale e rinascimentale nel suggestivo contesto della Tomba di Giulietta, che restituisce alla città opere nascoste e dimenticate. Aperto dal lunedì dalle 13,30 alle 19,30, dal martedì alla domenica dalle 8,30 alle 19,30.

Wednesday, 18 November 2015 18:08

LE VISIONI FUTURISTE DI MICHAEL NAJJAR

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La galleria d’arte “Studio la Città” in Lungadige Galtarossa 21 ospita la mostra personale dell’artista tedesco Michael NajjarOuter Space”, una raccolta video e fotografica avveniristica e totalmente incentrata nel rapporto tra la Terra e lo spazio, nel progresso della tecnica, nella proiezione dell’uomo verso l’Universo.

Il nome “Outer Space” definisce in modo esatto il cuore del progetto di Najjar: in un’epoca dove le distanze tra i continenti terrestri si sono assottigliate, le fotografie e i video testimoniano e rappresentano la volontà di esplorazione di un “Nuovo Mondo”, di un nuovo spazio, dove l’artista non si limita a essere un semplice osservatore ma sperimenta in prima persona una vera e propria preparazione come astronauta nei centri di formazione aerospaziale in Germania, negli USA e in Russia.

Dalle sue esperienze Najjar trae quattro video che “illuminano” il contrasto tra la pesantezza della materia e la leggerezza del cielo, tra la forza di gravità e l’aspirazione umana ad abbattere i propri limiti.

Il primo, “spacewalk”, mostra l’artista nell’ingombrante tuta spaziale, immerso in 5 milioni di litri d’acqua, che effettua la prova di “camminata lunare”: un liquido amniotico extraterrestre,  collocato a una lontananza siderale dalla realtà, come suggerisce la vista del pianeta Terra da un oblò, piccolo e distantissimo.

“equilibrium” è la caleidoscopica e vertiginosa ripresa effettuata da un velivolo, “skyfall”  filma l’artista nel lancio da un aereo da una altezza di 10.000 metri: le immagini intendono riprodurre gli effetti che il corpo deve affrontare nella sfida alle leggi della fisica, con un tocco artistico.

Di natura diversa è “orbital cascade_57-46”, che si focalizza sul problema dei detriti accumulatisi attorno all’orbita terrestre, dal 1957 fino ai giorni nostri: gli scarti della ricerca umana avvolgono la Terra e impattano tra loro, creando nuovi frammenti e mettendo in pericolo le future missioni spaziali.

La galleria fotografica presenta dei fermo immagine che rivelano i vari aspetti della ricerca umana lanciata nello spazio: il perfezionamento della tecnica, rappresentato da grandiose stazioni astronomiche e il fallimento che inevitabilmente si accompagna alla sperimentazione delle nuove tecnologie; l’ultima teoria del “Big Bounce” sulla nascita del nostro Universo e la sua fine con il collasso della via Lattea e la galassia Andromeda; i deserti del Cile visti come i desolati paesaggi marziani e la nascita di nuovi ecosistemi extraterrestri per una futura colonizzazione.

 

La mostra “Outer Space” apre al visitatore una finestra sul futuro e sulle invenzioni dell’umanità, in attesa di un viaggio cosmico,  ricerca continua di una risposta alle domande sulla nostra identità; disponibile al pubblico fino a data prorogata del 5 dicembre 2015

La 117^ Fiera internazionale dei cavalli è oramai un appuntamento consolidato per gli amanti dell’ippica e non solo.

Un'occasione di incontro per gli operatori e di confronto per gli appassionati, l’obbiettivo di Fieracavalli è sicuramente quello di enfatizzare l'affinità tra uomo e animale, non necessariamente legata alla pratica dello sport.

Il mondo del cavallo è molto variegato e questo lo si è notato visitando i vari padiglioni della Fiera; un viaggio fra i cow-boy americani nel Westernshow, con il meglio delle gare di monta western fra le quali Stock Performance in particolare:

Team Penning: entro un minuto e mezzo tre binomi (cavallo e cavaliere), facenti parte di una stessa squadra, devono separare tre vitelli contrassegnati dallo stesso numero e portarli all'interno di un recinto situato in fondo all'arena; vince la squadra che nel minor tempo possibile riesce a mettere i tre i vitelli contrassegnati con lo stesso numero nel recinto.

Cutting: il binomio entra nella mandria e separa un vitello portandolo al centro della parte libera dell'arena, a questo punto il cavaliere lasciando in totale libertà di movimento il cavallo, che deve dimostrare il suo innato cow-sence tendendo il vitello scelto separato dalla mandria. In questo tipo di gara esistono anche quattro tour-back, che hanno il compito di aiutare il binomio nel lavoro e sono posti ai quattro angoli dell'arena.

Sfide che hanno saputo entusiasmare il pubblico, ricreando l'atmosfera western che si è abituati a vedere nel film.

Ciliegina sulla torta, dalle 20 fino a mezzanotte, un grande saloon con birre artigianali, mercatino vintage e Line Dance, il tipico ballo country che conta molti appassionati anche in Italia.

Il Salone del Cavallo Arabo, una razza fra le più antiche e nobili al mondo. Animali che hanno incantato il pubblico con le loro evoluzioni e dimostrazioni di Dressage e volteggi, oltre alla possibilità di assistere a competizioni internazionali come il Campionato Europeo di morfologia ECAHO ed il IV Gran Premio Fieracavalli.

Il Salone del Cavallo Iberico e Frisone e naturalmente il Salone delle Razze italiane/Italialleva.

Molti gli eventi in programma, che sicuramente hanno fatto avvicinare molte persone a questo mondo, considerato "d'elite" ma che invece negli ultimi anni si è aperto ad un pubblico più ampio.

Inoltre presso il Palaexpo di Veronafiere, si è tenuta la prima edizione del Salone della Ruralità e del Turismo Rurale, il primo evento in Italia dedicato al turismo e allo stile di vita rurale. Una passeggiata alla scoperta del turismo agreste, con i suoi sapori e tipicità.

 

La Fiera cavallli è un appuntamento da non perdere, per le emozioni che sa dare, una vera festa per tutti.

Grande successo, al Teatro Ristori con il concerto n. 1354 e la presenza di due grandi musiciste: Francesca Dego al violino e Francesca Leonardi al pianoforte. Giovanissime ma già con una carriera alle spalle, da far invidia a qualsiasi artista, queste due giovani concertiste sono conosciute a livello mondiale e considerate fra le migliori interpreti italiane di oggi.

Per Verona hanno eseguito tre sonate di Ludwig van Beethoven ed il pubblico presente non ha risparmiato gli applausi. Una performance impeccabile dal punto di vista tecnico, tanto che chi ascoltava è rimasto ipnotizzato dalla simbiosi che si è creata sul palco fra le due artiste.

In coda alle celebri sonate di Beethoven è stato eseguito un brano, commissionato dalle Società Amici della Musica di Verona e Padova, del compositore Alberto Schiavo. Difficile tenere il confronto con il grande maestro che l’ha preceduto ma il suo “e d’ego l’adorni”, proprio in omaggio a Beethoven, è stata una stupenda sorpresa.

Una dolcissima melodia composta con soli tre accordi LVBche corrispondono alle iniziali del nome completo di Ludwig Van Beethoven. Inoltre Schiavo ha tenuto a sottolineare che si è trattato di un triplice omaggio: “a Beethoven ma anche alle due meravigliose interpreti (Dego e Leonardi). Il titolo, infatti, "E d'ego l'adorni" è un anagramma dei due cognomi delle musiciste ed è un riferimento a Beethoven, il cui spirito (derivato dalla precedente esecuzione delle sue sonate durante il concerto) ancora aleggia nella sala durante l'esecuzione del mio brano investendo le interpreti (e con loro tutto il pubblico) adornandoci con la sua personalità...e d'ego l'adorni...appunto”.

In chiusura del concerto le due artiste hanno regalato al pubblico due brevi fuori programma: la n.6 delle danze tedesche di Beethoven e la n.2 bagatella di Ferruccio Busoni.

Si è svolto a Verona il secondo appuntamento del ciclo delle Conferenze di Castelvecchio, ormai appuntamento consolidato per gli appassionati d'arte veronesi.

Ogni anno vengono proposti a scadenza mensile degli incontri con esperti d’arte, che illustrano gli esiti di nuovi studi, mostre in corso o in programma, figure di grandi artisti, storici, critici e collezionisti d'arte.

Il Prof. Guido Beltramini, direttore del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, ha illustrato, con estrema chiarezza, ciò che si auspica essere una grande mostra in programma alle Gallerie dell'Accademia di Venezia, che racconterà a partire da marzo 2016, come il libro cambiò il mondo. Tutto questo attraverso la figura di Aldo Manuzio.

Una mostra che non vuol essere documentaria ponendosi come obbiettivo, quello di raccontare una storia in un determinato contesto sociale e culturale, attraverso il dialogo tra dipinti, sculture, libri, oggettistica ed architettura.

A fare da ponte tra Verona e Venezia, è la mostra in corso a Castelvecchio: “Aldo Manuzio e l'Hypnerotomachia Poliphii" di Francesco Colonna / 1499, aperta fino al 31 gennaio 2016, con il libro considerato "il più bello di tutto il Rinascimento".

Il prossimo appuntamento con le conferenze di Castelvecchio sarà il 15 dicembre con il tema "Il Museo Archeologico al Teatro romano di Verona: storia e recente riqualificazione", con l'intervento di Margherita Bolla, della Direzione Musei d'Arte Monumenti Comune di Verona.

 Un'ora al mese per scoprire quanto il mondo dell'arte ci offre.

Si è conclusa la rassegna musicale interamente dedicata al jazz, organizzata dal Comune di Verona e ospitata dal Teatro Camploy, il cui palcoscenico è divenuto luogo di rievocazione dei ritmi e degli ambienti blues, swing e jazz delle Big Band americane.

Protagoniste della serata la Big-band Ritmo-sinfonica “Città di Verona”, diretta da Marco Pasetto, e la JazzSet Orchestra, diretta da Marco Ledri, schierate assieme sul palco e presentate da Anna Buniotto: la sensazione, al vedere raccolto nello stesso evento un così grande numero di strumentisti, è subito quella di essere di fronte ad uno spettacolo eccezionale a cui non si è più abituati.

Le due band si sono alternate nell’esecuzione di brani che hanno scritto la storia del jazz a partire dagli anni ’30 e ’40, miscelandoli sapientemente con pezzi ri-arrangiati e nuove composizioni contemporanee, come ad esempio “Cedar House Blues”, nata a Villa dei Cedri a Colà di Lazise nel 2000, scritta da Paolo Birro, Marco Pasetto e Guido Torelli durante una registrazione con la cantante jazz/gospel Cheryl Porter.

La JazzSet Orchestra ha voluto proporre dal suo repertorio quei classici inconfondibili dell’America degli anni ’40 e dell’era del proibizionismo, come Chattanooga Choo Choo o Little Brown Jug (il “piccolo boccale marrone di birra”) di Harry Warren e Glenn Miller, spostandosi poi in Italia con le canzoni di Gorni Kramer, diffuse dalla Tv degli anni ’50 ed entrate nella tradizione popolare italiana, come “Soldi soldi soldi” o “Pippo non lo sa”, interpretate dalla voce di Rossana D’Auria.

Dall’altra parte la Big-band Ritmo-Sinfonica si è confrontata con un programma che ha esplorato le varie sfumature del blues, come “Blue Train” di John Coltrane, rielaborato in chiave latin jazz come “All Blues” di  Miles Davis (arrangiato da Giordano Bruno Tedeschi), fino ad arrivare al trascinante funky di “Tank!”, scritta dalla giapponese Yoko Kanno, colonna sonora per la serie d’animazione Cowboy Bebop nel 1998.

Un equilibrio irresistibile di suoni, sfociati poi in un gran finale dove le orchestre hanno suonato assieme “Blues for my sleeping baby” di Roberto Magris e regalando al pubblico una straordinaria esecuzione di “In the mood” di Glenn Millerdel brano legato all’arrivo delle truppe americane in Italia, durante il secondo conflitto mondiale.

Una serata di forte impatto sul pubblico, grazie al sound blues/jazz proposto dalle band in una atmosfera non solo elegante ma soprattutto divertente, resa ancor più viva dalle coreografie dei ballerini della Tap4Season.

 La scaletta della serata:

-        Pennsylvania 6-5000 (Gray-Sigman, Miller, 1940)

-        American Patrol (Gray, 1941)

-        Cedar House Blues (Birro, Pasetto, Torelli, 2000)

-        Tank! (Kanno, 1998)

-        Chattanooga Choo Choo (Warren, 1941)

-        Little Brown Jug (Miller, 1939)

-            Elegy for a duck (Nelson, 1966)

-        Blue Train (Coltrane, 1958, arrangiamento scritto da Davide Vincenzi)

-        All of me (Seymour, 1931)

-        Carioca (Youmans, 1933)

-        Summertime (Gershwin, 1935, riscritta da Ambrogio de Palma su versione di Davis)

-        The Chicken (Ellis, fine anni ’70, arrangiamento Federico Benedetti)

-        Soldi soldi soldi (Kramer, ’50)

-        Pippo non lo sa (Kramer, Panzeri, 1939)

-        All Blues (Davis, 1959, arrangiamento Giordano Bruno Tedeschi)

-            Blues for my sleeping baby (Roberto Magris)

-            In the mood (Miller, 1939)

“I migliori dipinti sono tocchi di colore l’uno vicino all’altro”.

Con questa frase di Vincent Van Gogh è possibile avere un’anteprima di ciò che è la mostra alla Gran Guardia di Verona “Seurat, Van Gogh, Mondrian. Il post – impressionismo in Europa” che rimarrà aperta ai visitatori fino al 13 marzo 2016.

“Migliori”. Sono le opere esposte e che fanno parte della collezione del Kröller Müller Museum di Otterlo. La fondatrice Helene Kröller Müller decise infatti di collezionare solo quelle opere che, secondo lei, potevano superare la prova del tempo e attestare l’evoluzione dell’arte moderna intesa come un insieme unitario. Non solo artisti famosi perciò, ma anche meno noti che hanno però in comune l’alto livello qualitativo.

“Dipinti”. Mentre negli ultimi anni dell’Ottocento sboccia la fotografia, l’estro della pittura diventa ben diverso e decade l’idea dell’arte come perfetto naturalismo. La pittura deve cercare un’altra specificità.

“Colore”. Il filo conduttore della mostra è l’appassionante ricerca di un colore emozionante, concepito e steso sulla tela partendo da un atteggiamento nuovo nei riguardi dell’immagine, della luce, della visione; una straordinaria combinazione tra scienza, passione ed espressione, che offre una rinnovata vitalità a temi tradizionali e si rivela il mezzo espressivo più immediato per entrare nella modernità.

“Tocchi uno vicino all’altro” . La mostra presenta le conseguenze internazionali della tecnica introdotta da Seurat: il puntillisme. Una composizione divisa del colore che non è steso sulla tela in maniera uniforme e tradizionale, bensì ottenuto tramite puntini o trattini di molti colori diversi, che danno all’occhio una percezione diversa della realtà.

“Vincent Van Gogh” . Il cuore della mostra, con otto dipinti e due disegni, tutti risalenti al periodo trascorso in Francia, mette in evidenza come Van Gogh abbia rovesciato le regole tradizionali della pittura per conferirle una nuova energia.

Un consiglio per visitare la mostra direttamente dal curatore Stefano Zuffi:

“Non girate agli incroci, andate sempre dritti perché prima o poi attraverserete tutte le stanze e rimarrete incantati”.

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